Pluralismo dei media in Italia, criticità sull’attuazione del Media Freedom Act.
Il livello di pluralismo dell’informazione in Italia e l’attuazione del regolamento europeo sulla libertà dei media (European Media Freedom Act – EMFA) finiscono nuovamente al centro del confronto tra Parlamento europeo e Commissione. A sollevare la questione sono gli eurodeputati Giuseppe Antoci e Gaetano Pedullà (The Left), richiamando le criticità evidenziate dall’Osservatorio del pluralismo dei media 2025.
Secondo il rapporto, l’Italia presenta un rischio medio-alto per il pluralismo dell’informazione, legato alla forte concentrazione proprietaria, alla scarsa trasparenza e alla crescente dipendenza dai grandi intermediari digitali. Senza contare le anacronistiche norme sul finanziamento alla stampa che, ancora nel 2025, risultano essere scarsamente accessibili per aziende editoriali di piccole dimensioni. Nel settore della pubblicità online, ancora, i primi quattro operatori controllano oltre il 77 per cento del mercato, con un impatto significativo sull’equilibrio del sistema mediatico.
L’Osservatorio segnala inoltre che il quadro normativo italiano non risulterebbe pienamente conforme all’articolo 6 dell’EMFA, che impone agli Stati membri obblighi stringenti sulla trasparenza della proprietà dei media, né all’articolo 22, che richiede criteri chiari per la tutela dell’indipendenza editoriale. A queste criticità si aggiunge il blocco della Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI, di fatto paralizzata dall’assenza del numero legale alle convocazioni.
Tra le raccomandazioni rivolte all’Italia figurano la riforma del sistema di sostegno pubblico ai media per rafforzarne indipendenza, innovazione e sostenibilità economica, la garanzia di accordi equi e trasparenti tra editori e piattaforme digitali, una maggiore chiarezza sulla proprietà dei media e il rafforzamento dell’indipendenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), anche attraverso procedure di nomina più trasparenti.
Da qui le domande rivolte alla Commissione europea su come intenda verificare la conformità dell’Italia agli articoli 6 e 22 dell’EMFA, se preveda di sostenere gli Stati membri nella riforma degli aiuti pubblici all’editoria e quali iniziative intenda promuovere per assicurare accordi trasparenti ed efficaci tra editori e piattaforme digitali.
Nella risposta scritta del 15 dicembre 2025, firmata dalla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, Bruxelles ribadisce che “l’attuazione efficace del Media Freedom Act rappresenta una priorità” e che “la Commissione è impegnata in un dialogo con tutti gli Stati membri per garantire l’allineamento dei quadri giuridici e istituzionali nazionali al regolamento, comprese le norme sulla trasparenza della proprietà dei media e sulle concentrazioni di mercato.
Pur sottolineando che la responsabilità primaria di garantire un’informazione indipendente e pluralistica spetta agli Stati membri (L’Esecutivo europeo con le sue call “per il pluralismo” non è certo un esempio), la Commissione ricorda che le regole UE sugli aiuti di Stato definiscono le condizioni per il sostegno pubblico all’editoria e che negli anni sono stati approvati numerosi regimi di aiuto per il settore della stampa. A ciò si affiancano i finanziamenti europei, attraverso programmi come Europa Creativa (decisamente inaccessibile per le piccole realtà dell’informazione) e iniziative quali i “Partenariati per il giornalismo”, volti a promuovere innovazione, collaborazione e resilienza economica dei media (affidati, nella stragrande maggioranza dei casi, ai grandi gruppi editoriali europei e università Ue).
Guardando al futuro, Bruxelles annuncia un rafforzamento del sostegno finanziario al giornalismo nell’ambito di un nuovo programma per la resilienza dei media (prepariamo i fazzoletti), pensato come ponte verso il prossimo quadro finanziario pluriennale. Sul fronte dei rapporti con le piattaforme digitali, la Commissione conferma di monitorare l’attuazione dei diritti degli editori previsti dalla direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale e di vigilare, nell’ambito delle norme sulla concorrenza, sui comportamenti delle piattaforme dominanti che potrebbero avere effetti negativi sugli editori.
Monitoraggio della Commissione, come più volte evidenziato dalla Corte dei Conti europea, che fa acqua da tutte le parti.
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