8 Marzo 2026
Sardegna

Plastic Free, al via la ricerca scientifica sugli effetti delle nanoplastiche.

Capire in che modo le nanoplastiche riescano a oltrepassare la barriera ematoencefalica, analizzare i danni che possono provocare ai neuroni e indagare la loro possibile correlazione con processi infiammatori alla base di patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. È questa la sfida della nuova ricerca scientifica promossa da Plastic Free Onlus in collaborazione con l’Università San Raffaele di Roma.

Il progetto rappresenta il primo studio scientifico avviato dall’associazione, da anni impegnata nella lotta all’inquinamento da plastica. A guidarlo sarà Ennio Tasciotti, direttore scientifico di Plastic Free.

La ricerca partirà una volta raggiunto il primo traguardo della raccolta fondi, fissato a 100.000 euro: risorse necessarie per l’acquisto di materiali, analisi di laboratorio e costi di utilizzo delle strutture scientifiche. “Il nostro obiettivo è triplice – spiega Tasciotti –: vogliamo capire come le nanoplastiche entrano nel cervello, come alterano la comunicazione tra i neuroni e se innescano fenomeni di neuroinfiammazione, uno dei principali fattori scatenanti delle malattie neurodegenerative. Si tratta di interrogativi ancora senza risposta, che ora possiamo affrontare con metodo e rigore scientifico”.

L’urgenza di una ricerca mirata è emersa dopo la pubblicazione di un recente studio su Nature, che ha individuato nanoplastiche nel tessuto cerebrale umano. I dati mostrano un’accumulazione progressiva negli ultimi otto anni, con frammenti – soprattutto di polietilene – riscontrati anche in soggetti affetti da demenza. In alcuni casi, il peso della plastica presente nel cervello raggiungeva lo 0,5% della massa del tessuto analizzato, l’equivalente, in proporzione, di un cucchiaino.

“Questa scoperta ci ha aperto gli occhi – commenta Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free –. Sapere che particelle invisibili non solo arrivano al cervello ma vi restano e si accumulano è sconvolgente. Finora ci siamo battuti per togliere la plastica dall’ambiente. Ora vogliamo capire che cosa succede quando quella plastica è dentro di noi. E lo faremo con la scienza, perché solo con dati certi possiamo affrontare il problema”.

La raccolta fondi sosterrà anche giovani ricercatori, dottorandi e tecnici, oltre a garantire la divulgazione pubblica dei risultati attraverso articoli scientifici e iniziative informative.