Più imprese nate che chiuse nell’UE nel 2023. In Italia si chiude prima e più in fretta
Il tessuto imprenditoriale europeo ha mostrato segnali di vitalità nel 2023: secondo i nuovi dati di Eurostat, nell’Unione europea sono state registrate oltre 33 milioni di imprese, con 3,5 milioni di nuove attività avviate e 2,8 milioni cessate nello stesso periodo.
Il tasso di nascita delle imprese si è attestato al 10,5%, mentre quello di mortalità ha raggiunto l’8,5%, confermando un saldo positivo e una dinamica economica ancora vivace nonostante le incertezze globali.
I Paesi dove si crea di più e quelli dove si chiude.
Nel panorama europeo, la maggior parte dei Paesi ha registrato più aperture che chiusure. Tuttavia, in Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Polonia e Slovacchia il trend è stato inverso, con un numero di cessazioni superiore alle nuove registrazioni.
Le maggiori percentuali di nuove imprese si sono osservate in Lituania (19,6%), Malta (17,1%) e Portogallo (16,8%), a dimostrazione di mercati in espansione e di una crescente propensione all’imprenditorialità.
All’estremo opposto, i tassi più bassi di nascita si sono registrati in Austria (6,2%), Danimarca (7,3%) e Italia (7,8%), dove il contesto economico e burocratico resta più complesso.
Dove le imprese muoiono di più.
Le più alte percentuali di chiusura sono state riscontrate in Estonia (27,5%), Irlanda (16,6%) e Bulgaria (16,5%), segnali di un contesto economico volatile o in transizione.
Invece, i tassi di mortalità più bassi si sono registrati in Ungheria (2,6%), Grecia (3,4%) e Paesi Bassi (5,0%), mercati dove la stabilità delle imprese appare più solida.
Crescono le imprese ad alta crescita occupazionale.
Un segnale positivo arriva dal fronte dell’occupazione: tra il 2020 e il 2023, la quota di imprese con forte crescita dell’occupazione è salita al 10,5%, rispetto al 9,2% del triennio precedente.
In termini assoluti, si tratta di circa 180.000 imprese ad alta crescita nell’UE nel 2023 — aziende che contano almeno 10 dipendenti e che hanno registrato un aumento annuo dell’occupazione superiore al 10% per tre anni consecutivi.
