Pistacchio in Sardegna: mentre l’isola affonda, l’opposizione pensa alla frutta secca
Mentre la Sardegna fa i conti con i soliti problemi – soltanto negli ultimi giorni sono andati in fumo oltre 5mila ettari con danni superiori ai 10 milioni di euro – il principale partito di opposizione in Consiglio regionale, FdI, ha scelto di investire il proprio “effort legislativo” su un tema di ben altra urgenza: il pistacchio.
È stata infatti presentata una proposta di legge, a prima firma dei consiglieri regionali Rubiu, Truzzu, Piga, Cera, Floris, Masala, Meloni Corrado, Mula, Sorgia e Usai, dal titolo “Interventi per la promozione, la sperimentazione e lo sviluppo della filiera del pistacchio in Sardegna”. Un testo di undici articoli che stanzia 1.000.000 di euro l’anno, per il 2026 e il 2027, per finanziare nuovi impianti sperimentali, campi pilota e riconversioni colturali, cui si aggiungono altri 200mila euro l’anno per istituire , non è uno scherzo , le “Città del pistacchio”, comunità di tutela della biodiversità agraria dedicate al legume in questione. Costo complessivo dell’operazione: 1,2 milioni di euro l’anno, da reperire riducendo gli stanziamenti della missione 20 – programma 03 del bilancio regionale.
Nella relazione che accompagna il testo, i proponenti spiegano che “la coltura del pistacchio rappresenta per la Sardegna un’opportunità agricola di particolare interesse”, capace di trovare impiego “dal settore dei dolci sardi alla pasticceria artigianale e industriale, dal mondo della gelateria alla produzione di creme, farciture e preparati destinati anche alle pizzerie e alla ristorazione”. Si scomoda perfino il lentischio, arbusto spontaneo della macchia mediterranea, come prova botanica della vocazione dell’isola per questa coltura mediorientale.
Il problema è che tutto questo arriva in un momento in cui la Sardegna sta letteralmente affondando. Mentre Coldiretti lancia l’allarme su migliaia di ettari di pascoli, colture, allevamenti e alveari distrutti dalle fiamme e chiede fondi urgenti nell’Assestamento di Bilancio; mentre il Corpo forestale scende in sciopero denunciando carenze di personale in piena campagna antincendi; mentre l’agricoltura sarda chiede a gran voce risposte immediate e non promesse, l’opposizione regionale trova il tempo, le energie e le risorse politiche per legiferare sul pistacchio, con tanto di comitati locali dedicati e capitoli di spesa pluriennali.
Non si mette in discussione che la diversificazione colturale possa avere un senso agronomico di lungo periodo, né che sperimentare nuove filiere agroalimentari sia in astratto legittimo. Ma la domanda che sorge spontanea, osservando il calendario degli eventi (e la scarsa qualità dell’attività legislativa di via Roma) è se questa fosse davvero la priorità da mettere nero su bianco proprio in queste settimane. Se non è ridicolo tutto questo, è difficile capire cosa lo sia. Il legislatore sardo continua a somigliare sempre più a una barzelletta che si racconta da sola.
Dopo la ‘città di smeraldo’ immaginata da L. Frank Baum nel “Mago di Oz”, la città di pistacchio potrebbe diventare un nuovo tormentone letterario.
