Pirateria audiovisiva, il 56% dei giovani usa contenuti illegali.
Oltre un giovane su due, nella fascia tra i 10 e i 25 anni, ricorre a canali illegali per fruire di contenuti audiovisivi. È quanto emerge da un’indagine condotta da Ipsos Doxa per Fapav (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali).
La ricerca fotografa un fenomeno diffuso e trasversale alle diverse età giovanili, evidenziando come il ricorso alla pirateria non sia motivato soltanto da atteggiamenti di ribellione o anticonformismo. Alla base del comportamento illecito, secondo lo studio, vi è soprattutto una scarsa percezione dei rischi personali e delle conseguenze legali: il 56% dei ragazzi dichiara infatti di non considerare la pirateria un reato in grado di produrre effetti concreti sulla propria sfera individuale.
Emergono differenze significative tra le fasce d’età. I giovanissimi tra i 10 e i 14 anni tendono a piratare per emulazione del gruppo dei pari, senza convinzioni strutturate, mentre i 15-25enni mostrano una maggiore consapevolezza e giustificano le proprie scelte come una forma di critica o di opposizione a un sistema percepito come distante. Anche la percezione dei rischi varia: virus e malware sono ritenuti probabili da circa il 40% dei più giovani e dal 44% dei più grandi, mentre truffe e furti di dati preoccupano maggiormente i preadolescenti.
Un dato paradossale riguarda proprio i ragazzi tra i 15 e i 25 anni: il 62% di chi pirata dichiara di aver subito attacchi informatici, ma questa esperienza non si traduce in una riduzione del comportamento illecito. Al contrario, molti affermano di aver adottato strategie tecniche per limitare i rischi, sviluppando una sorta di assuefazione al pericolo.
In generale, la percezione delle conseguenze economiche e sociali della pirateria appare fortemente attenuata. Il fenomeno viene considerato diffuso e privo di vittime visibili, alimentando una sostanziale indifferenza verso i danni arrecati all’industria audiovisiva e all’occupazione. Solo una minoranza dei giovani – il 33% dei 10-14enni e il 38% dei 15-25enni – dichiara di aver ricevuto informazioni sui rischi della pirateria, soprattutto in ambito scolastico o familiare.
Dallo studio emerge la necessità di un cambio di approccio nella comunicazione: per incidere sui comportamenti non basta richiamare i danni sociali o occupazionali, ma occorre rendere concreti e credibili i rischi individuali, raccontando le conseguenze personali e immediate della pirateria.
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