13 Aprile 2026
Cultura

Piotta ritorna con “Si riparano ricordi”: un album sul lutto, la memoria e il kintsugi dell’anima

C’è un’arte giapponese che consiste nel riparare gli oggetti rotti con l’oro, trasformando le crepe in ornamenti preziosi. Si chiama kintsugi, e Tommaso Zanello, in arte Piotta, ne ha fatto la filosofia del suo nuovo album. “Si riparano ricordi”, disponibile da oggi 27 marzo per ADA-Warner Music su tutte le piattaforme digitali, in vinile e CD, è un disco che non nasconde le ferite: le espone, le attraversa e le restituisce in forma d’arte.

A due anni da ‘Na notte infame, il musicista romano torna con un lavoro ancora più maturo e personale, che conferma la sua traiettoria verso una scrittura emozionale e introspettiva, a cavallo tra la scena rap e quella cantautorale. Al centro di tutto c’è la figura del fratello Fabio, scrittore, scomparso, che attraversa tutte e dodici le tracce come presenza viva: nei temi, nelle suggestioni, in frammenti sonori disseminati nell’album come schegge di memoria.

La musica come accettazione.

“Si riparano ricordi” non è un disco sul dolore fine a se stesso, ma su ciò che viene dopo: l’elaborazione, la trasformazione, il coraggio di mostrarsi cambiati senza vergogna. Piotta usa la musica come strumento per diventare una persona nuova, una che ha imparato a custodire il passato senza esserne schiacciata.

A costruire il suono dell’album, ancora una volta al suo fianco, il compositore e pianista Francesco Santalucia, con cui Zanello intreccia atmosfere classiche e arrangiamenti contemporanei, dall’acustica all’elettronica. Gli arpeggi di pianoforte cristallizzano momenti di grande intensità, come nell’intro “Poemetto Spurio”, mentre i synth si dispiegano nel duetto con Simone Cristicchi “Più a fondo”. Il singolo “E così te ne vai”, accompagnato dal videoclip diretto da Stefano Reali con l’attore Nicola Pistoia, fonde malinconia e orchestrazione potente, lasciando però uno spiraglio aperto alla speranza.

Un album-tributo a un’Italia che sa fare rap e poesia.

Il disco è anche un incontro generoso di voci e storie. “Pezzi di vetro” ospita Giuliano Logos, campione del mondo di slam poetry; “Colori” porta in scena Remo Remotti, intrecciando ritmiche urban, archi e riferimenti alla pittura contemporanea. In “Quante notti ancora” la fisarmonica e la chitarra folk fanno da cornice a un trittico storico mai riunito prima: Piotta, Tormento e Frankie hi-nrg mc, in un omaggio all’amicizia e all’hip hop italiano delle origini.

La tromba jazz di Fabrizio Bosso impreziosisce “Siamo noi”, scritta con Manuel Finotti, vincitore di Sanremo 2025 Nuove Proposte, mentre “Non c’è più l’Amerika” compie un salto nel tempo: Piotta costruisce nuove strofe attorno a una linea vocale del leggendario Piero Ciampi, celebrandone lo spirito libero e irriverente.

A chiudere il cerchio, la versione all-star di “Me ne andavo da quella Roma”, tributo a Remo Remotti, con un cast che vale da solo il prezzo del disco: Carlo Verdone, Carl Brave, Mannarino, Valerio Mastandrea, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa ed Emanuela Fanelli.

Foto Alfredo Villa