11 Agosto 2026
Politica

Piano NewGens, 80 milioni per i giovani sardi: bastano davvero?

Ottanta milioni di euro. È la cifra con cui la Giunta Todde ha presentato, lo scorso 9 luglio, il Piano NewGens: 44,2 milioni gestiti da Aspal per incentivi all’occupazione, tirocini e nuove imprese giovanili, più altri 35,9 milioni della programmazione STEP per alta formazione, dottorati e reskilling nelle filiere tecnologiche.

Numeri, comunicati con la consueta enfasi istituzionale, che sembrano importanti, m guardando i dati statistici – il numero reale di giovani sardi under36 – quanto vale davvero? E soprattutto: è un investimento proporzionato ai problemi strutturali che la Sardegna sconta rispetto al resto del Paese , insularità, spopolamento, erosione del capitale umano tra i giovani, o è l’ennesima cifra tonda buona per un titolo di giornale?

La fredda realtà dei numeri.

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio di Statistica della Regione su fonte Istat (rilevazione della popolazione residente al 1° gennaio per classe d’età), in Sardegna risiedono 316.780 persone tra i 14 e i 35 anni: 151.558 donne e 165.222 uomini. Non è esattamente la fascia “under 36” a cui spesso si fa riferimento nella retorica pubblica sulle politiche giovanili, ma è la ripartizione più recente e disaggregata disponibile per città metropolitana e provincia, e resta un proxy ragionevole per misurare la platea potenziale di NewGens.

Fatti due conti, la dotazione complessiva del piano equivale a circa 252,5 euro per ciascun giovane sardo tra i 14 e i 35 anni. Scorporando le due componenti: circa 139,5 euro pro capite dal Piano NewGens vero e proprio, e circa 113,3 euro pro capite dalla programmazione STEP collegata.

Va detto con chiarezza: questi 80 milioni non sono , e non sono presentati come , un trasferimento diretto a ciascun giovane. Sono risorse che finanziano incentivi alle imprese, tirocini, borse di studio, dottorati, dell’orientamento presso i Centri per l’Impiego. Il calcolo pro capite non è quindi un indicatore di quanto “riceve” ogni ragazzo o ragazza, ma un modo per dare concretezza a una cifra che, snocciolata in milioni, rischia di apparire più imponente di quanto sia realmente se rapportata al numero dei potenziali beneficiari del piano.

Come si dividerebbe per provincia?

Volendo sempre giocare sui numeri, se si distribuisse la dotazione complessiva in proporzione al peso demografico di ciascun territorio sulla popolazione 14-35 anni , un esercizio puramente statistico, dato che il piano non prevede una ripartizione territoriale fissa , il risultato sarebbe questo:

TerritorioPopolazione 14-35Quota %Fondi equivalenti (su 80 mln)
Città metropolitana di Cagliari108.18634,2%27,3 mln €
Città metropolitana di Sassari64.82820,5%16,4 mln €
Provincia della Gallura e Nord-Est Sardegna33.16610,5%8,4 mln €
Provincia di Nuoro31.1159,8%7,9 mln €
Provincia di Oristano28.8149,1%7,3 mln €
Provincia del Sulcis Iglesiente21.9766,9%5,5 mln €
Provincia del Medio Campidano17.4795,5%4,4 mln €
Provincia dell’Ogliastra11.2163,5%2,8 mln €
Totale Sardegna316.780100%80 mln €

La lettura più interessante è forse quella delle aree interne: Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis Iglesiente insieme pesano appena il 15,9% della popolazione giovanile isolana, ma sono i territori dove spopolamento e desertificazione dei servizi corrono più veloci.

La domanda che manca: quanto costa essere un’isola?

Qui si arriva al nodo più delicato, e anche il più difficile da quantificare con precisione: nella dotazione di NewGens compare un riconoscimento esplicito del costo aggiuntivo che la condizione di insularità impone alle politiche per i giovani sardi?

Dal comunicato ufficiale della Regione non risultano voci di spesa dedicate a compensare i costi della doppia insularità , quelli di mobilità (i giovani sardi che devono studiare, fare tirocini o cercare lavoro fuori dall’Isola sostengono costi di trasporto e alloggio semplicemente sconosciuti a un coetaneo laziale o lombardo), quelli demografici (un tasso di spopolamento e di invecchiamento tra i più marcati d’Italia) e quelli di capitale umano, più volte segnalato come un problema strutturale anche nella classe dirigente locale. Senza contare la mancanza di preparazione alle mobilità internazionali che, in Sardegna, è scarsamente sostenuta (si parla di appena 300mila euro l’anno).

Servirebbe un coefficiente di correzione, esplicito e motivato, che tenga conto dei costi aggiuntivi dell’insularità e del capitale umano eroso da anni di emigrazione qualificata? Servirebbe un confronto con le organizzazioni giovanili qualificate in materia di inclusione e di politiche giovanili? Dalle risposte ricevute nei primi due anni e mezzo di mandato del governo dei “casti e puri”, il risultato è negativo.

Il metodo, non solo i numeri.

Al netto della cifra, resta un secondo problema, segnalato a più riprese dalle organizzazioni giovanili sarde e ripreso da Sardegnagol nelle scorse settimane: il piano sarebbe stato costruito senza un confronto sostanziale con i portatori di interesse del mondo giovanile. Secondo quanto riportato, l’unico incontro utile all’ascolto delle organizzazioni giovanili si sarebbe tenuto lo scorso 16 giugno, e si sarebbe limitato a una comunicazione a percorso già deciso, più che a una reale intenzione di coinvolgere i giovani nei processi decisionali. Di fatto, guardando il piano, esso risulta costruito senza un reale confronto con i suoi destinatari e calibrato sulla falsa riga delle tante iniziative onerose e di scarso impatto partorite in casa Aspal (Master & Back, Talent Up, Foodss, ecc.) e su una lettura dei bisogni giovanili che non nasce dal basso, indipendentemente da quanto sia alta la cifra in gioco.