Piano casa e Tpl: il Governo Meloni impugna altre due leggi della “maggioranza dei migliori”.
Il Governo ha deciso di impugnare le leggi regionali 16 e 18 approvate recentemente dalla Regione Sardegna, guidata (nostro malgrado) dalla cosiddetta “maggioranza dei migliori”, ritenendole in parte in contrasto con la Costituzione e lesive delle competenze esclusive dello Stato.
La prima norma contestata è la Legge regionale n. 16 del 16 giugno 2025, che disciplina l’attuazione dell’articolo 11, comma 4, della legge quadro n. 21 del 1992 sul trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea. La legge regionale introduce anche modifiche alla normativa sarda sul trasporto pubblico locale (legge n. 21 del 2005).
Secondo l’Esecutivo nazionale, alcune disposizioni della legge eccedono i limiti delle competenze riconosciute alla Regione dallo Statuto speciale, invadendo la sfera statale in materia di tutela della concorrenza. Per questo motivo, violerebbero l’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione.
Problemi, su più fronti, anche per la legge “Salva casa” (la n.18 del 17 giugno 2025). Un provvedimento che il governo dei “casti e puri”, ovviamente per questioni ideologiche e anacronistiche, ha deciso di non approvare in toto come ha fatto invece il Governo nazionale.
Normativa edilizia e urbanistica della Sardegna, che di fatto esce ora ancor più incasinata (non bastava il pregresso) e verso la quale, già al momento della discussione in Consiglio regionale, era ovvia l’impugnazione da parte del Governo per il quale diverse parti della legge regionale vanno ben oltre le competenze attribuite alla Regione, sovrapponendosi alla legislazione statale. Nel dettaglio, la Regione Sardegna aveva scelto una linea autonoma in materia edilizia, discostandosi dalla normativa nazionale promossa dal Governon nazionale. L’isola, infatti, aveva deciso di non recepire i passaggi della legge nazionale relativi ai requisiti minimi per l’abitabilità dei monolocali.
In particolare, la norma statale aveva ridotto la superficie minima abitabile a 20 metri quadrati, mentre in Sardegna (per discutibili ragioni ideologiche) era stato scelto di mantenere in vigore un limite più restrittivo di 28 metri quadrati.
Divergenze anche sulle altezze minime delle abitazioni. La legge regionale aveva stabilito che, per gli edifici costruiti fino al 24 maggio 2024, l’altezza interna non potesse essere inferiore a 2,40 metri, mentre per le nuove costruzioni si torna allo standard più elevato di 2,70 metri. Al contrario, la normativa nazionale fissa in modo uniforme un’altezza minima di 2,40 metri per tutte le abitazioni.
In questo caso, secondo l’Esecutivo, sono stati violati gli articoli 9, 32, 42 e 117, secondo comma (lettere a, h, l, m, r e s) della Costituzione, nonché i principi costituzionali di ragionevolezza e buon andamento dell’amministrazione, sanciti dagli articoli 3 e 97.
Le due impugnative (meno male che gli incompetenti erano solo quelli della XVI Legislatura) aprono ora un confronto formale tra Stato e Regione davanti alla Corte costituzionale, che sarà chiamata a esprimersi sulla legittimità delle norme.
