Piano anticorruzione Sardegna 2026-2028: dalle disposizioni alla sostanza il passo non è breve.
La Giunta regionale approva nove obiettivi strategici in materia di trasparenza e integrità. Nel frattempo, il Consiglio regionale di via Roma non pubblica i curricula dei suoi 68 collaboratori fiduciari, la Regione procede con milioni di euro di incarichi discrezionali a figure politicamente connesse, peraltro senza alcun bando di selezione ad evidenza pubblica. In Consiglio regionale, nel primo anno di mandato, tra due assestamenti di bilancio e una manovra finanziaria, circa 220 milioni di emendamenti puntuali sono stati stanziati per la soddisfazione (se così si può definire) dei desiderata dei lobbisti e componenti della cosiddetta “base elettorale” dei magnifici 60 di via Roma. Sempre nell’Aula dei sardi (ma solo di quelli che ci sono dentro), la trasparenza è la grande assente. Ad oggi, infatti, non sono ancora pubblicati, per fare un esempio, i CV dei collaboratori dei gruppi consiliari. Insomma, si tratta decisamente di una buona base istituzionale di partenza per l’adozione del piano anticorruzione Sardegna 26-28.
Con la delibera n. 10/13 del 4 marzo 2026, la Giunta regionale della Sardegna ha, infatti, adottato gli obiettivi strategici per la prevenzione della corruzione e la trasparenza nel triennio 2026-2028, in linea con il Piano Nazionale Anticorruzione dell’ANAC. Nove obiettivi, decine di indicatori numerici, scadenze precise. Un documento tecnicamente ineccepibile. Politicamente, alla base dei dati sopra menzionati, un esercizio di ipocrisia istituzionale difficile da ignorare.
Per capirne la portata reale, basta confrontare ciò che il documento promette con ciò che accade, documentato, nero su bianco, a pochi metri di distanza, nello stesso sistema-Regione che dovrebbe attuarlo.
L’obiettivo 1 parla di trasparenza. Il Consiglio di via Roma non pubblica neanche i CV dei suoi dipendenti.
Il primo punto del piano chiede di riorganizzare la sezione “Amministrazione Trasparente”, renderla accessibile, aggiornata, conforme agli standard ANAC. Target al 2028: 100% di conformità, riduzione del 30% degli accessi civici, tre attestazioni positive dell’OIV.
Lodevole. Peccato che, come ha documentato soltanto la nostra testata in Sardegna, al Consiglio regionale della Sardegna lavorano 68 persone nei gruppi politici con contratti a tempo determinato, ma non sono disponibili informazioni sui curricula, sulle modalità di selezione o sui criteri di reclutamento. Sessantotto persone che supportano tecnicamente e legislativamente i consiglieri regionali, le cui competenze, percorsi professionali e situazioni patrimoniali restano un segreto istituzionale. Tu chiamala, se vuoi, “Amministrazione Trasparente”. Dove sono finiti i/le 6 conglieri/e del partito degli “apritori delle scatolette di tonno?”.
L’obiettivo 4 promette di rafforzare i controlli sugli incarichi pubblici. La Regione però prosegue nel segno. Nomine discrezionali con esborsi milionari.
Il quarto punto impegna l’amministrazione ad adottare modelli ANAC per le dichiarazioni di inconferibilità e incompatibilità, con controlli a campione crescenti sugli incarichi conferiti. Un obiettivo sacrosanto, vista la realtà circostante.
Un elenco ufficiale pubblicato dalla Regione Sardegna nell’ambito degli obblighi di trasparenza, però, riporta consulenze, incarichi fiduciari e posizioni negli uffici di gabinetto che arrivano fino al febbraio 2029, con importi complessivi compresi tra 550 e 614 mila euro per singolo contratto. Il crimine non paga, ma la politica… Tra i nominativi, come ha ricostruito Sardegnagol, si ritrovano ex dipendenti di gruppi consiliari del Partito Democratico, componenti dell’ex ufficio di gabinetto di assessori di Forza Italia, ex consiglieri comunali del PD a Cagliari, ex consiglieri regionali e professori universitari che hanno partecipato alla campagna elettorale della presidente Todde con proprie liste civiche. Tutti assunti senza bandi, senza selezione pubblica, senza che nessuno debba dimostrare di essere il più competente per l’incarico ricevuto. Il piano anticorruzione chiede di rafforzare i controlli. Ma chi controlla chi ha firmato questi contratti? Qualcuno potrebbe obiettare che è facoltà della classe politica scegliersi i propri collaboratori. Ma, in tal modo, può parlarsi ancora di rottura con “le rovine del passato”, di trasparenza e di buona amministrazione?
L’obiettivo 8 chiede di coinvolgere i cittadini. Le decisioni continuano a essere prese altrove.
Il piano dedica un intero capitolo al coinvolgimento degli stakeholder, con sistemi di valutazione della soddisfazione dei cittadini, reti di condivisione delle buone pratiche, soluzioni partecipative. Target al 2028: sistema implementato al 100%.
Eppure il meccanismo reale attraverso cui vengono prese le decisioni di spesa più significative, gli emendamenti puntuali alla legge finanziaria, le politiche di Giunta calate dall’alto, restano autoreferenziali e retoriche senza che nessun cittadino o stakeholder esterno abbia avuto voce in capitolo. La partecipazione, nel linguaggio della politica sarda, significa consultare chi porta voti, non chi paga le tasse.
L’obiettivo 9, infine, chiede l’integrazione con i sistemi di governance. Ma quale?
L’ultimo obiettivo è il più ambizioso: collegare il sistema anticorruzione con la gestione della performance, i controlli interni, l’antiriciclaggio, le pari opportunità negli incarichi di vertice. Un’architettura istituzionale coerente, sulla carta.
Il problema è che questa architettura dovrebbe poggiare su una classe politica disposta a essere controllata. E gli elementi concreti disponibili, incarichi milionari a figure politicamente connesse, collaboratori parlamentari senza curricula pubblici, risorse distribuite per consolidare il consenso elettorale, suggeriscono che il perimetro reale del controllo sia ben più ristretto di quello disegnato nel documento.
Conclusione: ottimi indicatori, applicazione ancora da registrare.
Il piano adottato dalla Giunta Todde è tecnicamente ben costruito. Gli indicatori sono misurabili, le scadenze sono definite, le fonti di verifica sono indicate. Se venisse applicato davvero, produrrebbe risultati tangibili.
Ma un piano anticorruzione non si misura dalla qualità del documento che lo descrive. Si misura dalla volontà politica di chi dovrebbe attuarlo e questa volontà deve essere dimostrata ogni giorno, anche quando riguarda i propri alleati, i propri collaboratori e i propri elettori.
Finché il Consiglio regionale non pubblicherà i curricula dei suoi 68 dipendenti fiduciari, finché gli incarichi milionari continueranno ad essere assegnati per fiducia politica e non per competenza documentata, finché i 220 milioni di emendamenti puntuali continueranno a irrigare i portatori di voti senza controllo pubblico reale, questo piano resterà esattamente quello che è: un adempimento formale agli obblighi di legge. Carta e solo carta.
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