Piani di ripresa: il Parlamento UE chiede una proroga di 18 mesi.
Il Parlamento europeo lancia un segnale forte alla Commissione: prorogare di 18 mesi, oltre la scadenza del 2026, il sostegno finanziario ai progetti avviati con il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF). La richiesta, contenuta in una risoluzione non legislativa approvata con 421 voti favorevoli, 180 contrari e 55 astensioni, punta a evitare che gli investimenti cruciali avviati con il piano Next Generation EU restino incompiuti per mancanza di tempo o risorse.
“Non possiamo permettere che i fondi si perdano nei meandri della burocrazia o che progetti fondamentali si fermino a un passo dalla meta”, ha dichiarato Victor Negrescu (S&D), relatore per la commissione Bilanci.
Secondo i deputati, l’attuale scadenza del RRF – fissata per agosto 2026 – rischia di compromettere il completamento di riforme strutturali, opere infrastrutturali e innovazioni avviate negli ultimi anni. Più del 70% degli obiettivi legati ai fondi europei, infatti, deve ancora essere raggiunto.
La risoluzione invita Bruxelles a prevedere nuovi strumenti finanziari flessibili, capaci di adattarsi ai mutati scenari economici e geopolitici. Si propone inoltre di utilizzare i fondi non spesi per finanziare nuove priorità strategiche, in particolare nel campo della difesa comune e della competitività.
“L’Europa deve dimostrare di saper reagire alle sfide globali – ha aggiunto Siegfried Mureșan (PPE), correlatore per la commissione Affari economici – La sicurezza, l’autonomia energetica e l’innovazione devono restare al centro della nostra agenda.”
Il Parlamento chiede che i finanziamenti UE siano concentrati su energia, ferrovie transfrontaliere, infrastrutture strategiche, istruzione, inclusione sociale e protezione dei gruppi vulnerabili. Al tempo stesso, sollecita maggiore tracciabilità dei fondi, chiedendo che vengano pubblicate informazioni dettagliate su appaltatori, subappaltatori e beneficiari effettivi.
Viene ribadito il principio secondo cui il RRF non deve sostituire la politica di coesione e si richiede alla Commissione di semplificare le procedure di accesso ai fondi per i piccoli beneficiari.
Il messaggio del Parlamento è chiaro: l’Europa non può permettersi di lasciare a metà il proprio piano di rilancio. Serve una proroga per i progetti maturi, strumenti più agili e una strategia coordinata per garantire che gli investimenti europei si traducano in risultati concreti per cittadini e imprese.
