Europa

PFAS: Bruxelles punta sull’armonizzazione, ma le restrizioni nazionali remano contro.

L’Unione Europea accelera sulla semplificazione normativa e sull’armonizzazione delle regole in materia di sostanze chimiche pericolose, ma non tutti gli Stati membri sono convinti che si tratti di un passo avanti verso una maggiore protezione dei cittadini. Al contrario, cresce il timore che le regole comuni possano indebolire le misure più restrittive già adottate a livello nazionale, in particolare sui famigerati PFAS.

Lo scorso 18 marzo, lo stesso commissario europeo Stéphane Séjourné, aveva parlato della necessità di una maggiore armonizzazione normativa per garantire un funzionamento efficiente del mercato interno. Tuttavia, su un punto cruciale — la possibilità per gli Stati membri di adottare misure più severe rispetto alla normativa europea — il Commissario ha evitato di fornire risposte chiare.

Su questa reticenza, recentemente, si è concentrata l’interrogazione parlamentare dell’eurodeputato Per Clausen che ha chiesto esplicitamente alla Commissione se l’armonizzazione sui PFAS rischi di limitare la libertà degli Stati di mantenere o introdurre divieti più ambiziosi, sostanze note per la loro pericolosità e diffusione persistente nell’ambiente.

Nella sua risposta scritta, la Commissione ha chiarito che l’obiettivo del regolamento REACH è quello di garantire un alto livello di tutela della salute e dell’ambiente, mantenendo però la libera circolazione delle sostanze chimiche nel mercato unico. Ed è proprio su questo equilibrio delicato che si gioca la battaglia normativa sui PFAS.

Bruxelles ammette che, in assenza di un divieto europeo formalizzato, gli Stati membri possono introdurre regole nazionali più restrittive, purché avviino anche la procedura formale prevista dal regolamento REACH. In altre parole, è possibile anticipare l’UE, ma solo a patto che si lavori parallelamente per un divieto a livello comunitario.

Quanto ai PFAS, la Commissione conferma che cinque autorità nazionali hanno già preparato un dossier dettagliato per una restrizione a livello europeo, attualmente all’esame dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA). Solo dopo il parere degli esperti, la Commissione potrà proporre un regolamento vincolante per tutta l’UE.

Una volta adottata la restrizione europea, gli Stati membri dovranno poi allinearsi, anche se questo dovesse significare l’adozione di nuove procedure di infrazione a carico dei Paesi Ue.

Bruxelles assicura infine che continuerà a monitorare da vicino le iniziative nazionali per valutarne l’efficacia e l’eventuale utilità per lo sviluppo delle politiche europee. Ma il nodo resta sempre lo stesso. La tanto sbandierata armonizzazione rischia di diventare un freno per quei Paesi che vogliono andare oltre nella difesa della salute pubblica e dell’ambiente.

Nel nome del mercato unico, la “semplificazione normativa” potrebbe trasformarsi, quindi, in un accordo al ribasso. E sulla questione PFAS, la posta in gioco non è solo giuridica, ma profondamente politica e ambientale.

foto Greenpeace