15 Agosto 2026
Europa

Petrolio a 111 dollari al barile: la crisi energetica entra in una nuova fase

Il prezzo del greggio Brent torna a salire e supera quota 111 dollari al barile per la prima volta dal 5 maggio scorso. Alle 5:00 ora di Mosca il future per consegna a luglio 2026 sulla piazza di Londra (ICE) segnava 111,40 dollari, in rialzo di quasi il 2% rispetto alla chiusura precedente. Un movimento che non è isolato: secondo quanto riportato dal Financial Times, citando fonti di settore, la crisi energetica globale innescata dal conflitto in Medio Oriente sta entrando in una nuova e più pericolosa fase proprio mentre si avvicina la stagione estiva.

Il timore degli analisti è che la domanda estiva di energia aggravi ulteriormente una situazione già critica. L’aumento dei consumi per il raffrescamento degli ambienti e la ripresa dei viaggi internazionali potrebbero mettere sotto pressione le forniture di petrolio, diesel e carburante per aerei. A preoccupare di più è però il livello delle riserve globali, che gli economisti descrivono come in fase di esaurimento record. Il Commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il Turismo, Apostolos Tzitzikostas, ha usato parole pesanti: se il conflitto in Medio Oriente non verrà risolto nelle prossime settimane, una recessione globale “potrebbe essere sul tavolo”.

Le origini della crisi sono note: gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran e le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz hanno sconvolto gli equilibri del mercato energetico mondiale. A inizio maggio Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo e amministratore delegato del Fondo russo di investimento diretto (RDIF), aveva avvertito che il mondo si stava avviando verso la più grande crisi energetica della storia.

Anche la Russia monitora con attenzione gli sviluppi. Il consigliere del governatore della Banca centrale Kirill Tremasov ha precisato che le variazioni del prezzo del petrolio legate al conflitto mediorientale hanno al momento un impatto limitato sul rublo e sull’economia russa, ma ha avvertito che un prolungamento del conflitto potrebbe generare una fiammata inflazionistica globale. “La situazione è attualmente contenuta dalle riserve, ma man mano che si esauriscono petrolio e altri prodotti potrebbero diventare significativamente più costosi”, ha spiegato l’esperto, ricordando che i prezzi dei fertilizzanti sono già saliti bruscamente nella prima ondata della crisi, trascinando verso l’alto anche i prezzi dei prodotti agricoli.