Pete Hegseth: “L’Iran non sa cosa ha di fronte. Stop alle guerre stupide e politicamente corrette del passato”
“Quello che vedrete potrebbe sembrare routine. Un’altra nave, un altro lanciatore, un’altra base di droni. Ma la precisione con cui lo facciamo è di livello mondiale. Nessun altro può farlo”. Parole del segretario alla Guerra Pete Hegseth, che ieri ha tenuto una conferenza stampa congiunta con l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, direttamente dal quartier generale del Comando Centrale americano a Tampa, Florida, al sesto giorno dell’Operazione Epic Fury contro l’Iran.
Il messaggio consegnato alla stampa è stato netto: l’operazione avanza in modo decisivo, le capacità militari iraniane si stanno erodendo rapidamente, e il peggio, per Teheran, deve ancora arrivare.
Il bilancio militare: numeri in crescita.
L’ammiraglio Cooper ha fornito un aggiornamento dettagliato. Nelle ultime 72 ore, i bombardieri americani hanno colpito quasi 200 obiettivi in profondità nel territorio iraniano, incluse aree attorno a Teheran. Nell’ultima ora prima della conferenza stampa, i bombardieri B-2 americani avevano sganciato decine di bombe perforanti da 900 chili su lanciatori di missili balistici interrati in profondità. Tra gli obiettivi colpiti figura anche l’equivalente iraniano dello Space Command, con l’obiettivo di degradare la capacità di Teheran di minacciare le forze americane.
Sul fronte missilistico, gli attacchi balistici iraniani sono calati del 90% rispetto al primo giorno di conflitto; i droni dell’83%. La marina iraniana è stata la più colpita: al momento della conferenza stampa, il numero di navi affondate o distrutte aveva appena superato quota 30, inclusa una nave portadroni delle dimensioni di una portaerei della Seconda Guerra Mondiale, ancora in fiamme mentre i due ufficiali parlavano.
Cooper ha inoltre annunciato la fase successiva dell’operazione: su ordine diretto di Trump, il Centcom non si limiterà a distruggere i missili già esistenti, ma smantelerà l’intera base industriale missilistica iraniana, azzerandone la capacità di ricostruzione futura. “Ci vorrà del tempo, ma le nostre forze sono ben rifornite e assolutamente pronte”, ha detto.
Hegseth: “Il meglio deve ancora arrivare”.
Hegseth ha insistito su un punto in modo esplicito: ciò che si è visto finora è solo l’inizio. “Se pensate di aver già visto tutto, aspettate. La quantità di potenza di fuoco che sta ancora arrivando, che potremo proiettare sull’Iran, è un multiplo di quella attuale, sommando le nostre capacità a quelle delle Forze di Difesa israeliane”.
Il segretario ha elencato i vantaggi strutturali dell’operazione: scorte di munizioni, autorità di ingaggio “al massimo” concesse dal presidente Trump e obiettivi chiari. “Le guerre stupide e politicamente corrette del passato erano l’opposto: obiettivi vaghi e regole di ingaggio restrittive. Ora non più.”
Ha anche risposto a chi ipotizzava che l’Iran stesse scommettendo sull’impossibilità americana di sostenere l’operazione nel lungo periodo: “È un pessimo calcolo da parte dell’IRGC. Non c’è carenza di volontà americana”.
Civili iraniani e i manifestanti: “Restate a casa”.
Una delle domande più delicate della conferenza stampa ha riguardato la protezione dei civili e dei potenziali manifestanti iraniani. Una giornalista ha ricordato che le unità Basij e i comandanti dei Pasdaran si starebbero ora rifugiando in scuole, ospedali e zone residenziali dopo la distruzione dei loro quartier generali, complicando la distinzione tra obiettivi militari e civili.
Cooper ha risposto che il Centcom sta “prendendo di mira le persone e i quartier generali di coloro che colpiscono i manifestanti”. Hegseth ha aggiunto che Trump aveva già indirizzato un messaggio diretto al popolo iraniano sin dall’inizio dell’operazione: per ora, restare a casa. “Verrà l’ora per protestare ma con le bombe che cadono su Teheran, non è questo il momento”.
La base di Diego Garcia e il rifiuto britannico.
Alla domanda sul rifiuto del Regno Unito di concedere l’accesso alla base di Diego Garcia, Hegseth ha minimizzato l’impatto operativo: “Ci siamo arrivati lo stesso”. Ha poi anticipato un’intensificazione imminente: “La quantità di potenza di fuoco sull’Iran sta per aumentare in modo drammatico”.
Niente rifugiati, cambio al DHS e LUCAS contro l’Iran.
In chiusura, Hegseth ha escluso qualsiasi piano per “accogliere ondate di rifugiati iraniani negli Stati Uniti”. Ha poi commentato il cambio alla guida del Dipartimento della Sicurezza Interna, esprimendo fiducia nel successore di Kristi Noem, Mark Wayne Mullin.
Sul fronte tecnologico, infine, Cooper ha parlato con evidente soddisfazione del drone LUCAS: originariamente un progetto iraniano, lo stesso è stato “catturato, smontato, riassemblato negli Stati Uniti e ora utilizzato contro l’Iran stesso”. “Lo abbiamo preso, tolto le viscere, spedito in America, messo sopra ‘Made in America’ e riportato qui”.
Sono questi gli alleati dell’Ue.
foto Navy Petty Officer 1st Class Alexander Kubitza, DOW
