Permessi negati, abusi dei coloni israeliani e demolizioni in Cisgiordania: nel 2026 l’Europa può ancora cooperare con Israele?
Nel 2026, mentre a Bruxelles si moltiplicano i richiami ai valori fondativi dell’Unione — stato di diritto, tutela dei diritti umani, primato del diritto internazionale — una domanda si fa sempre più pressante: come può l’Unione europea continuare a intrattenere rapporti privilegiati con uno Stato accusato da più parti di politiche sistematiche di discriminazione, pulizia etnica e repressione nei Territori occupati?
A mettere in evidenza la questione di opportunità, se mai fosse necessario, è una recente inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, tra il 2009 e il 2020 le autorità israeliane hanno concesso appena 66 permessi edilizi ai palestinesi in Cisgiordania, contro 22.000 rilasciati a coloni israeliani negli stessi anni. Numeri che fotografano uno squilibrio strutturale nella gestione del territorio occupato e che riaccendono il dibattito sulla natura del controllo esercitato da Israele nell’area.
Gran parte della Cisgiordania — in particolare l’Area C, che rappresenta circa il 61% del territorio ed è sotto pieno controllo civile e militare israeliano in base agli Accordi di Oslo II del 1995 — resta di fatto preclusa allo sviluppo palestinese. In assenza di permessi, molte famiglie costruiscono senza autorizzazione, esponendosi così al rischio costante di demolizioni.
I dati citati da Haaretz, basati anche su informazioni dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), indicano che negli ultimi due anni almeno 2.461 edifici palestinesi sono stati demoliti per mancanza di permessi. Circa 3.500 persone avrebbero perso la propria casa nello stesso periodo. Parallelamente, l’espansione di avamposti e fattorie di coloni avrebbe contribuito allo sfollamento di decine di comunità palestinesi.
È così, anche in questo contesto, si inserisce un altro nodo politico da districare con coerenza per l’Ue, ad oggi uno dei principali partner commerciali di Israele. Ha ragione di esistere l’accordo che mantiene vivo con Tel Aviv l’accordo di cooperazione economica, scientifica e militare? Può un’Unione che si proclama baluardo del diritto internazionale continuare relazioni “business as usual” con un governo sanguinario e responsabile di violazioni sistematiche dei diritti umani?
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