Perché Trump non cerca la guerra con l’Iran.
Nonostante il potere di avviare un conflitto sia nelle sue mani, Donald Trump sa bene che la prosecuzione – e soprattutto la fine – di una guerra contro l’Iran sfuggirebbe al suo controllo, con conseguenze pesanti per gli Stati Uniti. È proprio per questo motivo che l’ex presidente americano, almeno per ora, sembra non voler imboccare la via dello scontro armato con Teheran.
L’Iran ha dimostrato negli anni di possedere una solida capacità di deterrenza, riconosciuta anche dagli Stati Uniti. Trump, consapevole dei costi umani ed economici che comporterebbe una guerra nel Golfo, ha preferito finora mantenere la linea della prudenza, in linea con il suo messaggio elettorale: “America First” e nessuna nuova guerra.
Nell’ottica di una de-escalation, Teheran ha accettato di dialogare con Washington per via indiretta, grazie alla mediazione dell’Oman e, recentemente, dell’Italia. Una mossa che sottolinea l’approccio pragmatico dell’Iran: disponibile al dialogo ma solo in termini di reciprocità e rispetto. La mancanza di fiducia verso gli Stati Uniti, maturata attraverso esperienze passate, spiega la riluttanza iraniana a un confronto diretto. Tuttavia, l’apertura al negoziato, seppur in forma indiretta, ha tolto a Washington il pretesto per un’azione militare. In questo contesto, la diplomazia gioca un ruolo chiave nel contenere le pressioni internazionali e nel preservare la stabilità.
A spingere, invece, verso un’escalation c’è invece il governo israeliano che sta tentando di alimentare l’idea di un imminente conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il premier Benjamin Netanyahu ha visitato Washington con l’evidente obiettivo di sollecitare una risposta più aggressiva da parte americana verso Teheran.
foto press.donaldjtrump.com
