PD agitato e maggioranza in fermento: solita sceneggiata pre-assestamento. Il copione è sempre lo stesso
A ogni tornata di bilancio (e assestamento) che si avvicina, lo schema della cosiddetta “dialettica politica” si ripete puntuale nella politica sarda. Un orologio rotto che però segna sempre l’ora delle spartizioni.
Stavolta, dopo le recenti “rimostranze” dei Progressisti, è toccato al PD dare il via al teatrino della “finta crisi”, con l’assemblea regionale convocata sabato a Tramatza che, tra autocritica e richiami al rilancio dell’azione di governo, ha offerto l’ennesimo siparietto di finta autoconsapevolezza.
Un “congresso puntuale” che suggerisce l’esigenza del Partito (poco) Democratico di agitare all’interno della maggioranza Todde la solita pressione sugli “emandamenti puntuali”, ovvero gli affidamenti diretti da inserire nelle famigerate tabelle del prossimo assestamento di bilancio “balneare”.
La greppia dell’assestamento di bilancio (dopo l’ultima manovra e l’assestamento di novembre 2024), fa gola e non si può certo abbassare la guardia. Guai a rischiare di perdere l’ennesima occasione di ingraziarsi il supporto necessario per la prossima rielezione in Consiglio regionale.
In questo perimetro di “dialettica politica”, i partiti della maggioranza – e non solo – provano a crearsi spazi, minacciando finte crisi e sollevando polveroni con l’obiettivo di alzare il prezzo del consenso interno alla maggioranza. Non cambia nulla: destra, sinistra, campo largo o campo minato, alla fine si ritrovano tutti allo stesso tavolo (anche in quelli dei due bar del Consiglio regionale), a litigare su chi prende cosa, non su come si governa meglio. Il risultato, ovviamente, è sotto gli occhi di tutti. E non si riesce neanche a prevenire gli incendi…
Nel frattempo, mentre anche il PD sardo parla di “modernizzare”, di “leggi patrimonio di tutti” e di “ritorno al noi”, la macchina degli affidamenti diretti scalda i motori.
La sostanza – dopo 17 inutili mesi al Governo della Regione – insomma resta la stessa. Si percorrono esattamente (o meglio copiandoli maldestramente) i passi della precedente esperienza di Governo Solinas, confermando un sistema che anziché migliorare si autoperpetua. E mentre i cittadini aspettano riforme vere e servizi decenti, nei palazzi si litiga solo su chi comanda sui fondi e sulle mozioni e proposte di legge inutili. Giusto questo sanno fare le 60 capre della sfigata (anche nel numero, il XVII) esperienza di Governo del Campo Largo.
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