14 Luglio 2026
Europa

Patto Ue su migrazione e asilo, Bruxelles parla di “progressi significativi”. Ma il report del Parlamento europeo smonta l’ottimismo della Commissione

La Commissione europea promuove il nuovo Patto su migrazione e asilo e sostiene che gli Stati membri stiano compiendo “progressi significativi” verso l’attuazione completa del sistema che entrerà ufficialmente in vigore il 12 giugno 2026. Ma dietro il tono rassicurante di Bruxelles emergono dubbi sempre più forti sulla reale capacità dell’Unione di garantire un sistema equo, uniforme ed efficace.

Nel rapporto realizzato, la Commissione afferma che “i pilastri fondamentali” del nuovo meccanismo sarebbero ormai operativi: controlli alle frontiere, procedure accelerate, meccanismi di solidarietà tra Stati membri, nuove regole sui trasferimenti e sistemi biometrici comuni. Bruxelles parla di “equilibrio tra responsabilità e solidarietà” e insiste sulla necessità di rafforzare la protezione delle frontiere esterne dell’Ue.

Tuttavia, un documento elaborato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS), realizzato da Anja Radjenovic , criticità profonde proprio su uno degli aspetti centrali del Patto: l’accesso effettivo all’assistenza legale per i richiedenti asilo.

Il report evidenzia infatti che il diritto alla difesa rischia di restare fortemente diseguale tra i vari Paesi membri. Le norme previste dal Patto affidano ampia discrezionalità agli Stati nazionali, creando sistemi molto differenti per qualità, tempi e accessibilità dell’assistenza legale.

Secondo gli esperti citati nel documento parlamentare, il rischio concreto è che due richiedenti asilo con situazioni simili possano ricevere trattamenti completamente diversi a seconda del Paese europeo in cui si trovano. In alcuni Stati il supporto legale viene garantito automaticamente, in altri deve essere richiesto; altrove può essere limitato da criteri economici o dalla presunta “scarsa probabilità di successo” del ricorso.

Particolarmente criticate sono le procedure accelerate alle frontiere, considerate incompatibili con un’effettiva tutela dei diritti. Il report sottolinea che i tempi estremamente ridotti previsti dal Patto rischiano di impedire ai migranti di preparare adeguatamente la propria difesa o perfino di entrare in contatto con un avvocato.

Non solo. Diverse organizzazioni, tra cui il Consiglio degli Ordini Forensi europei (CCBE) e l’European Council on Refugees and Exiles (ECRE), contestano anche la possibile mancanza di indipendenza dei consulenti legali finanziati dagli Stati. In alcuni casi, spiegano gli esperti, i legali potrebbero dipendere direttamente dalle autorità coinvolte nelle decisioni sull’asilo, compromettendo l’effettiva imparzialità della difesa.

Il documento del Parlamento europeo richiama inoltre diverse sentenze della Corte di giustizia dell’Ue e della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui l’accesso alla giustizia deve essere “pratico ed effettivo” e non soltanto teorico.

La stessa Commissione, ancora, pur parlando di avanzamento positivo, ammette che molte parti fondamentali del sistema non sono ancora pronte: dalle infrastrutture per le procedure di frontiera fino alla piena operatività del nuovo database biometrico Eurodac. Restano inoltre aperti i nodi sui trasferimenti tra Stati membri, sui meccanismi di solidarietà obbligatoria e sulle garanzie per i diritti fondamentali.

Alla luce di queste criticità, la narrazione ottimistica di Bruxelles appare quindi tutt’altro che incontestabile. Se da un lato la Commissione presenta il Patto come una svolta storica nella gestione europea delle migrazioni, dall’altro il report parlamentare mette in evidenza il rischio che il nuovo sistema finisca per accentuare disparità, compressione delle garanzie giuridiche e difficoltà di accesso alla tutela legale.

Il vero interrogativo resta dunque aperto: il Patto europeo su migrazione e asilo rappresenta davvero un modello comune efficiente e rispettoso dei diritti, oppure la valutazione positiva della Commissione rischia di trasformarsi in una narrazione politica più che in una fotografia reale della situazione?

foto Producer : CE – Service audiovisuel Photographer : John Thys Christophe Licoppe Dati Bendo Copyright European Union , 2023