Passavamo sulle delibere leggeri.
Chi l’ha conosciuto, racconta che Sergio Atzeni fosse un bravo chitarrista. A parte questo non restano molte altre tracce della sua attività di musicista menzionata nella delibera con cui la Giunta di Cagliari gli intitola l’auditorium di piazza Dettori di prossima riapertura (chiuso anni fa dall’attuale Sindaco che promuove la cultura più nei post facebook della sua fan base che nella reale azione amministrativa).
Ad Atzeni, in questi anni, sono state intitolate strade, piazze, biblioteche, istituti scolastici. In tal senso, la scelta del Comune, si inserisce in un fiorente filone di omaggi, tributi, celebrazioni, concerti, mostre, spettacoli, balli, sagre, che hanno fatto dello scrittore l’equivalente casteddaio del simpsoniano Jebediah Springfield. Un filone a cui, senza nulla togliere all’indiscusso valore di Atzeni, ha contribuito in misura significativa la sua appassionata militanza comunista.
La domanda sorge quindi spontanea: volendo dedicare a qualcuno una struttura destinata a ospitare opere teatrali, spettacoli di danza e concerti, siamo sicuri che lo scrittore Atzeni fosse la figura più indicata, o, al contrario, vi è in ciò la volontà del Sindaco di apporre una targhetta ideologica sulla facciata dell’auditorium come a dire “la cultura siamo noi”?
