Giovani, insularità e politiche giovanili. Intervista ad Alessandro Senesi dell’Unità Gioventù della Commissione Europea.

Quali somme si possono trarre dal passato ciclo di programmazione 2014-2020 sul fronte delle politiche per i giovani in Europa? Come saranno affrontate le nuove sfide per i giovani dell’Unione Europea nella prossima programmazione 2021-2027? Si riuscirà a colmare il gap per i giovani sardi legato alla condizione di insularità e all’educazione delle competenze trasversali?

Domande importanti che possono trovare risposta solo attraverso la discussione con gli addetti ai lavori all’interno delle istituzioni europee, come Alessandro Senesi, Capo aggiunto dell’Unità Gioventù alla Commissione Europea, Direzione Generale Educazione, Gioventù, Sport e Cultura. Tra le sue attuali responsabilità troviamo il programma Erasmus+ Gioventù, il Corpo europeo di solidarietà, il programma di tirocini Blue Book, il quadro di cooperazione politica UE in materia di gioventù e alcune attività di sensibilizzazione giovanile e di ampliamento del raggio d’azione dei programmi. 

Buongiorno Dott. Senesi. Le politiche per i giovani rappresentano uno dei punti di eccellenza della Commissione europea, ma, allo stesso tempo, si registra una certa mancanza di consapevolezza di queste politiche da parte dei giovani in Europa. Qual è la causa di questo paradosso?

Le azioni che la Commissione gestisce a favore dei giovani e del mondo giovanile in generale (programmi o attività di cooperazione politica) sono generalmente molto apprezzate. Per esempio, circa il 75% degli studenti che ha partecipato a progetti cofinanziati nell’ambito di Erasmus+ ha dichiarato di avere una migliore comprensione di cosa fare nella loro futura carriera. Oppure, circa un terzo dei tirocinanti Erasmus ha dichiarato di aver ricevuto la proposta di una posizione nell’ambito dell’organizzazione nella quale hanno svolto il tirocinio. E gli esempi di questo feedback estremamente positivo potrebbero moltiplicarsi. E’ però vero che, al di là di chi ha beneficiato direttamente o indirettamente di queste opportunità, ci sono ampie aree nelle nostre società in cui la conoscenza di queste azioni è meno diffusa. Le barriere alla conoscenza possono essere di varia natura, sociali, geografiche, economiche, culturali, oppure legate a disabilità o discriminazione, o ancora all’effetto combinato di questi diversi fattori. Lo stesso Erasmus+, pur avendo coinvolto, sin dalla sua creazione, più di 10 milioni di partecipanti, ha un grande potenziale per raggiungere un più alto numero di possibili beneficiari. E il nuovo Corpo Europeo di Solidarietà, legalmente creato solo alla fine del 2018, permetterà di coinvolgere ancora più giovani in attività di volontariato. Raggiungere più persone attraverso questi programmi d’eccellenza, soprattutto i giovani con minori opportunità, è una delle grandi sfide per il ciclo 2021-2027 di Erasmus+ e del Corpo Europeo di Solidarietà. Per questo la Commissione sta lavorando, con numerosi stakeholders, per realizzare una strategia d’inclusione efficace e azioni di cooperazione politica sempre più focalizzate verso l’allargamento della base di partecipazione dei giovani alle politiche per loro rilevanti.

Quali saranno le linee guida principali per le politiche giovanili nel ciclo 2021/2027?

Le politiche per i giovani trovano il loro quadro di riferimento nella strategia europea per i giovani 2019-2027, adottata a fine 2018. Essa si concentra su tre ambiti d’intervento centrali sui quali si svilupperà l’azione dell’UE: mobilitare, connettere e responsabilizzare. I principali obiettivi includono la promozione della partecipazione dei giovani alla vita democratica, sostenerne l’impegno sociale e cívico, contribuire a creare le condizioni affinchè tutti i giovani dispongano delle risorse necessarie per partecipare attivamente alla società in cui vivono. Durante una serie di dialoghi condotti tra il 2017 e il 2018 con un ampio numero di giovani provenienti da tutta Europa, sono stati individuati 11 obiettivi su questioni trasversali rilevanti per la loro visione dell’Europa di domani, che la strategia si propone di contribuire a realizzare. Gli strumenti che essa ha a disposizione sono molteplici, come appunto il dialogo dell’UE con i giovani, le attività di apprendimento reciproco, la piattaforma della strategia dell’UE per la gioventù e l’analisi dei dati. I principali programmi di finanziamento al servizio della strategia sono Erasmus+ e il Corpo Europeo di Solidarietà, il cui prossimo ciclo terminerà nel 2027 contemporaneamente (per la prima volta) a quello del quadro di riferimento, e l’allineamento dei due cicli, strategico e di programmazione, ne rafforzerà ulteriormente la coerenza.

Saranno, approssimativamente, le principali aree di intervento nel settore delle politiche giovanili?

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Queste saranno le più importanti aree d’intervento, ma non le uniche. Nell’ambito delle competenze europee in materia (che sono relativamente limitate) l’UE cercherà di sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalle politiche e dai programmi per i giovani. Per quanto riguarda le politiche, è fondamentale che esse siano accompagnate e sostenute da un dialogo intensificato con le giovani generazioni. La Commissione ha da tempo avviato dialoghi e consultazioni con i ragazzi, ma c’è spazio per farli partecipare ancora più attivamente al processo d’integrazione europeo e, più in generale, alla vita pubblica del nostro continente. Ci sono per esempio innumerevoli occasioni di dialogo e dibattito a livello locale su temi di rilevanza europea, i cui risultati non sono, per il momento, sistematicamente trasmessi alle istituzioni europee. La Commissione ha proposto, per il futuro programma Erasmus, un numero di opportunità accresciuto per sostenere la partecipazione dei giovani a discussioni sull’Europa nell’ambito delle loro comunità locali, affinchè alle idee espresse in quelle sedi si possa dare un miglior seguito a livello europeo. Le esigenze del mondo giovanile saranno tenute in grande considerazione nella definizione delle politiche dell’UE grazie a un più stretto coordinamento interno. E la Commissione sta guardando a modalità più appropriate (come per esempio sviluppo di comunità di giovani grazie a piattaforme informatiche comuni, maggior utilizzo di strumenti d’informazione da pari a pari, etc) per capitalizzare sulle esperienze di chi si è già avvicinato alle opportunità offerte dall’Europa e permettere ai ragazzi che non ne sono a conoscenza di poterne beneficiare.

Quali sono stati i risultati più importanti delle politiche europee per i giovani nel ciclo 2014/2020?

La cooperazione in materia di politiche giovanili nel precedente ciclo strategico (2010-2018) ha dato prova di essere, sotto diversi aspetti, un efficace strumento di cambiamento per il settore. Ha, per esempio, stimolato iniziative politiche e legislative negli Stati Membri e contribuito all’accrescimento delle capacità delle organizzazioni giovanili in Europa. Quasi tutti gli Stati membri hanno ora una propria strategia per i giovani, generalmente legata alle priorità determinate a livello europeo, e questo ha in molti casi generato ulteriori meccanismi e processi intersettoriali benefici per il mondo giovanile. Per quanto riguarda i programmi di cofinanziamento 2014-2020, Erasmus+ dispone di un bilancio totale di € 14.7 miliardi di euro (maggiore del 40% rispetto ai programmi precedenti), che servono per circa 2/3 a fornire opportunità di apprendimento scolastico, universitario, non formale e informale, mentre circa 1/3 di questo bilancio va a cofinanziare partenariati e progetti con un effetto più strutturale sui settori educazione e gioventù. Il Corpo europeo di solidarietà è nato ufficialmente a ottobre 2018, dunque verso la fine del ciclo di programmazione attuale, ma ha già conseguito risultati significativi, se si considera che ad oggi circa 200.000 giovani si sono iscritti e 35.000 sono, o sono stati, impegnati in attività di volontariato. Questo dimostra che il programma risponde efficacemente al crescente bisogno delle nuove generazioni d’impegnarsi in progetti di solidarietà che portano benefici a loro stessi e alle comunità locali nelle quali i progetti si svolgono. Grazie ad una nuova iniziativa pilota chiamata DiscoverEU, 70.000 diciottenni hanno potuto viaggiare in Europa (altri 60.000 circa lo faranno nel corso del 2020), conoscerne il patrimonio culturale, sviluppare soft skills e stringere nuove amicizie. E’ senz’altro prematuro fare un bilancio di questi programmi, poichè molte delle attività da essi finanziate sono ancora in corso. Una valutazione finale complessiva dei due programmi sarà realizzata a tempo debito con il supporto di professionisti indipendenti. Ma già adesso il feedback che riceviamo dai progetti terminati è molto positivo, e abbiamo pubblicato alcune storie sul nostro sito e sui nostri social media.

L’Europa appare ai giovani residenti nelle aree insulari europee come un’entità lontana. Cosa si dovrebbe fare per modificare questa percezione tra i giovani europei?

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La Presidente Ursula von der Leyen ha accentuato la necessità di rafforzare i legami tra l’Europa e i suoi cittadini, come già da tempo l’UE cerca di fare. Nonostante gli sforzi e i progressi fatti, questa percezione rimane, non solo negli abitanti di una bella isola nel centro del Mediterraneo, ma in larghi settori della cittadinanza, a prescindere dalla residenza geografica. Questo richiede ulteriore lavoro, soprattutto sulle fasce d’età più basse. Nel medio periodo la strategia europea per i giovani è destinata a rafforzare il legame tra questi e l’UE attraverso modalità di dialogo inclusive, digitali e azioni mirate e a creare un contesto più efficace nel quale recepire e trasmettere le idee dei giovani e condividere informazioni sugli interventi adottati a loro favore. Il feedback di chi partecipa alle opportunità offerte da Erasmus+, o ad altri programmi di volontariato, di scambio o di apprendimento, è, come detto, nella quasi totalità dei casi estremamente positivo. Quindi diffondere maggiormente e più capillarmente, anche tramite comunità online, i risultati di chi si impegna in progetti europei potrebbe già aiutare a ridurre la distanza percepita nei confronti dell’Europa. Nei futuri programmi per i giovani ci sarà un’attenzione ancora maggiore, e perseguita in modo più strategico, per l’inclusione di partecipanti con minori opportunità dovute a una serie di barriere, incluse quelle di natura geografica. Negli ultimi anni sono state avviate o potenziate una serie d’iniziative rivolte ad associare maggiormente le giovani generazioni nel processo democratico e nella vita pubblica in Europa. Un esempio è la Settimana europea della gioventù, che la Commissione organizza ogni due anni ed è stata focalizzata nel 2019 sul tema ‘giovani e democrazia’, in evidente legame con le elezioni europee di maggio dello scorso anno. Ancora, la conferenza sul futuro dell’Europa, il cui lancio è previsto per il 9 maggio 2020, vedrà coinvolte anche le giovani generazioni e le organizzazioni giovanili, e questo dovrebbe aiutare a ridurre la distanza da esse percepita nei confornti dell’UE.

Nel ciclo 2021/2027, sarà possibile pensare a un programma europeo rivolto esclusivamente ai giovani residenti nelle isole europee e a contrastare il divario causato dall’insularità?

La Commissione ha già formulato, quasi due anni fa per tener conto del tempo necessario alle negoziazioni politiche, le sue proposte per i programmi 2021-2027, compresi quelli per i giovani (in particolare Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà). Nonostante non sia stato proposto un programma specifico per i residenti nelle isole, questi potranno beneficiare di maggiori opportunità di partecipazione ai due programmi in questione. Anzitutto, come detto, ci sarà un approccio più strategico e mirato per l’inclusione di chi attualmente si trova a fronteggiare barriere alla partecipazione, incluse quelle geografiche. Inoltre, si potrà capitalizzare su un’iniziativa pilota avviata nel 2018, chiamata DiscoverEU, che consiste nell’offrire ai giovani di 18 anni la possibilità di viaggiare per sfruttare appieno la libertà di circolazione nell’UE, scoprire la diversità dell’Europa, apprezzarne la ricchezza culturale e il suo patrimonio, entrare in contatto con persone provenienti da tutto il continente e, in ultima analisi, scoprire se stessi. Sebbene il mezzo di trasporto sia in regola generale il treno, in casi eccezionali e quando non sono disponibili altre opzioni è consentito prendere l’aereo proprio perchè anche i giovani che vivono in zone isolate o sulle isole possano partecipare all’iniziativa. Nella proposta della Commissione, se approvata come tale dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, DiscoverEU dovrebbe integrarsi dopo il 2020 in Erasmus+, e quindi contribuire a rendere questo programma ancora più accessibile ai ragazzi/e residenti nei territori insulari.

Secondo lei quale ruolo i giovani possano svolgere nell’affrontare le pressioni dirompenti che, all’interno dell’Unione europea, ostacolano il loro processo di integrazione?

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L’Europa non può permettersi lo spreco di talenti, l’esclusione sociale o il disimpegno dei giovani. I giovani dovrebbero non soltanto essere artefici della propria vita ma anche contribuire a un cambiamento positivo della società, e l’ambito del perimetro sociale nel quale le nuove generazioni vivono e operano è sempre più quello europeo. Il nuovo Corpo europeo di solidarietà testimonia che molti giovani europei intendono dare prova di solidarietà nei confronti di persone bisognose e regioni in difficoltà, mettendo in pratica uno dei valori centrali della cooperazione europea. Affinché i giovani possano cogliere appieno i benefici degli interventi dell’UE, è necessario che questi rispecchino le loro aspirazioni, la loro creatività e i loro talenti. A loro volta i giovani alimentano le ambizioni dell’UE: questa generazione è in assoluto la più istruita ed è tra le più creative per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei social media. L’evidenza risultante dai nostri studi e ricerche è che siamo di fronte a un paradosso della partecipazione. I giovani mostrano interesse per la politica e sono socialmente attivi: più del 50% è impegnato in attività organizzate, quasi un terzo è attivo nel volontariato mentre altri sostengono una causa attraverso i media o mediante precise scelte di consumo. Eppure i giovani tendono ad abbandonare le forme di partecipazione tradizionali e soltanto alle ultime elezioni europee del maggio 2019 il trend della loro crescente disaffezione nei confronti della democrazia elettorale si è interrotto. La Commissione continua a promuovere la partecipazione giovanile, ma questo richiede un investimento importante attraverso diverse modalità d’intervento (alcune delle quali riferite in queste pagine) in un’ottica di lungo termine e basata sulla sensibilizzazione ai valori fondanti dell’UE, altrettanto validi, coesivi e attuali oggi che al tempo della dichiarazione Schuman di 70 anni fa.

Anche se non è materia di competenza della Commissione europea come le istituzioni europee possono sensibilizzare il governo degli Stati membri per legiferare a livello locale sulle politiche giovanili? Solo un esempio, in Sardegna nel 2020 non abbiamo una legge adeguata relativa alle politiche per i giovani.

Dal 2002 l’Unione attua una cooperazione specifica nell’ambito della politica dell’UE per i giovani che si basa sui principi della partecipazione attiva e della parità di accesso alle opportunità, in sinergia con altre politiche per la gioventù, ad esempio in materia di istruzione e occupazione. Nel rispetto delle rispettive competenze e responsabilità, questa cooperazione ha incoraggiato l’introduzione di modifiche programmatiche e normative negli Stati membri e ha contribuito a rafforzare le capacità delle organizzazioni giovanili e il ruolo delle amministrazioni locali. Ora, se guardiamo alle proposte della Commissione per il ciclo 2021-2027 c’è la possibilità di fare un ulteriore passo avanti nel promuovere il dialogo e i meccanismi di partecipazione a tutti i livelli del processo decisionale, e di conseguenza nell’incrementarne l’impatto a livello locale. Tali meccanismi potrebbero anche comprendere il sostegno alle autorità pubbliche affinché queste adottino prassi partecipative, ad esempio attraverso pacchetti di strumenti. Inoltre, il rinnovato sistema di dialogo tra il mondo giovanile e l’Europa, integrato nella nuova strategia per i giovani, potrà dunque aiutare a rafforzare gli scambi di buone pratiche tra le amministrazioni che ospiteranno queste occasioni di dialogo, o ne saranno coinvolte, e favorirne un’interazione più stretta e regolare con le istituzioni europee. Un ruolo importante sarà quello dei consigli della gioventù, che pur essendo creati a livello nazionale già operano a contatto con autorità locali. E, se i colegislatori europei approveranno le proposte, il futuro Erasmus+ conterrà un nuovo formato di progetti per favorire e sostenere la partecipazione giovanile, in particolare per apprendere a partecipare alla vita civica, accrescere la consapevolezza sui valori Europei comuni, e far dialogare giovani generazioni e decisori a livello locale, nazionale ed Europeo. Questo potrebbe favorire una maggior sensibilizzazione anche delle amministrazioni locali in materia di aspettative da parte dei giovani sulle politiche che li riguardano.

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