7 Agosto 2026
Politica

Partito Sardo d’Azione, Solinas: “Le porte sono aperte, ma chi vuole partecipare segua le regole”

Unità ma non troppo. Il Partito Sardo d’Azione si è presentato lo scorso sabato alla Fiera di Cagliari con Christian Solinas al timone , segretario eletto per acclamazione , mentre a poche ore di distanza la corrente dei dissidenti si riuniva in un incontro parallelo a Orgosolo. Un segnale di tensione interna che, come richiesto dall’attuale segretario nazionale e dai “frondisti”, dovrà trovare nel futuro congresso il suo naturale perimetro di confronto.

Segretario, cosa sta succedendo nel partito? C’è chi domani si ritroverà a Orgosolo per dire che bisogna cambiare passo.

“Oggi noi siamo qui alla Fiera di Cagliari e c’è il partito ufficiale che ha voglia di discutere, che sta portando avanti un percorso di rigenerazione dalle proprie radici, del proprio patrimonio programmatico, e vuole riconciliarsi coi sardi dialogando sui territori, lasciando in questo momento da parte le voglie di potere piuttosto che le curiosità di alleanze. Per chi vuole contribuire a questo percorso di rigenerazione, di rilancio del sardismo in Sardegna, noi ci siamo, le porte sono aperte“.

Cosa dire alle anime sardiste riunitesi a Orgosolo?

“Noi non dobbiamo parlare ad anime sardiste indefinite. Io sono il segretario di un partito che ha un perimetro ben definito, che ha dei tesserati, delle sezioni. Dentro quelle sezioni, dentro quei tesserati si svolge la vita associativa. Chi vuole partecipare secondo le regole del Partito Sardo d’Azione si può iscrivere. Chiediamo un congresso straordinario proprio per affrontare i temi del programma, della linea politica e della legittimazione degli organi. Chi vuol stare dentro questo perimetro è sempre benvenuto”.

Da oltre due anni la presidente Alessandra Todde e la sua maggioranza affronta dossier difficili come trasporti e sanità. Nella scorsa legislatura l’allora opposizione oggi al Governo della Regione non mancava di stigmatizzare la vostra amministrazione. Eppure oggi molte leggi vengono impugnate dal governo centrale ed è confermata la mancanza di capacità del Legislatore.

“Dicemmo allora che c’era una sproporzione dialettica: era un’opposizione più rumorosa che numerosa nella regione. Questo è certificato anche dal fatto che i sardi alle elezioni regionali hanno fatto vincere la formula politica che sosteneva la mia presidenza. Io non sono stato candidato a presidente, quindi non c’è stata la sfida tra la continuità e la proposta politica della presidente Todde. Non so come sarebbe andata a finire se questa ci fosse stata”.

Alcune vostre proposte , come gli incentivi ai medici per le sedi disagiate , sono state poi riprese e persino ampliate dall’attuale centrosinistra.

“Sulla sanità noi abbiamo affrontato un dramma epocale come la pandemia e siamo stati la regione che l’ha gestita al meglio, nei numeri e non nelle chiacchiere. Quindi abbiamo avuto, per poter governare quella complessità, soltanto la parte residua della legislatura. Nonostante questo abbiamo avviato una serie di iniziative: dall’incentivo ai medici nelle zone disagiate fino a un grande piano di rinnovamento del patrimonio edilizio sanitario, fino all’apertura del numero chiuso con un incentivo sulle scuole di specializzazione per ampliare i numeri. Tutto questo ha bisogno dei suoi tempi: sono state scelte che guardavano al futuro. Probabilmente oggi questa giunta, se non avesse da raccogliere i frutti del lavoro fatto nella precedente, potrebbe presentare ben poco ai sardi”.

Quale consiglio si sente di dare all’attuale mandato regionale?

“È sempre una cosa che non gradisco: dare consigli da ex. È giusto che chi governa si assuma fino in fondo la propria responsabilità, anche perché quando faceva l’opposizione ha annunciato a tutti i sardi di avere le formule vincenti per risolvere tutti i problemi della Sardegna”.

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