13 Marzo 2026
EuropaPolitica

Parlamento europeo e Commissione: accordo su nuove regole, più poteri di controllo a Strasburgo

Il Parlamento europeo si appresta a votare un nuovo accordo interistituzionale con la Commissione europea, destinato a ridefinire i rapporti tra le due istituzioni e a rafforzare significativamente il ruolo dell’Assemblea di Strasburgo. Il testo, atteso in plenaria nel corso della sessione di marzo, aggiorna un framework vigente dal 2010 e nasce da una trattativa lunga oltre un anno.

Perché si cambia.

L’esigenza di rivedere l’accordo era emersa già prima della rielezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, nel luglio 2024, quando il Parlamento aveva posto la revisione delle relazioni interistituzionali come condizione politica per il sostegno alla sua candidatura. Von der Leyen aveva recepito la richiesta nelle sue linee guida programmatiche, e nell’ottobre dello stesso anno la presidente del Parlamento Roberta Metsola e la presidente della Commissione avevano concordato nove principi politici su cui basare il nuovo testo.

I negoziati formali, condotti per il Parlamento da Sven Simon (PPE, Germania) e Bernd Lange (S&D, Germania), e per la Commissione dal commissario alle relazioni interistituzionali Maroš Šefčovič, si sono conclusi con un accordo politico il 9 settembre 2025. Il 24 febbraio 2026 la commissione Affari costituzionali (AFCO) ha adottato la relazione finale con 19 voti favorevoli, nessun contrario e 6 astensioni.

Cosa cambia.

Il nuovo accordo, ricorda un lavoro di indagine di Rafał Mańko, punta a riequilibrare i rapporti di forza tra le istituzioni su diversi fronti. La Commissione si impegna a fornire al Parlamento informazioni più dettagliate sui propri programmi legislativi, spiegando anche le ragioni dell’eventuale ritiro di una proposta, un obbligo finora assente.

Sul piano del controllo politico, l’accordo rafforza il processo di investitura dei commissari e garantisce la loro presenza alle sessioni plenarie e alle riunioni di commissione. Viene inoltre potenziato il ruolo del Parlamento nel monitoraggio degli accordi internazionali, compresa la loro applicazione provvisoria: l’obiettivo è evitare che Strasburgo si trovi di fronte a decisioni già prese, senza possibilità di incidere.

Altro punto qualificante riguarda l’iniziativa legislativa del Parlamento prevista dall’articolo 225 del Trattato sul funzionamento dell’UE: la Commissione dovrà dare seguito in tempi ragionevoli alle richieste di proposta legislativa, oppure fornire giustificazioni dettagliate in caso di diniego.

Infine, l’accordo introduce vincoli più stringenti sull’uso dell’articolo 122 TFUE, la base giuridica d’emergenza cui la Commissione può ricorrere in casi di urgenza eccezionale: d’ora in poi sarà tenuta a fornire al Parlamento giustificazioni esaustive prima di attivarlo.

Le resistenze del Consiglio.

Non tutto fila liscio. Secondo quanto riportato dai media europei, il Consiglio (l’altro colegislatore europeo) avrebbe espresso riserve sul testo, ritenendo che alcune disposizioni, in particolare quelle relative agli accordi internazionali, all’iniziativa legislativa e all’uso delle basi giuridiche d’emergenza, eccedano i poteri attribuiti al Parlamento dai Trattati. Una posizione che potrebbe complicare l’iter finale dell’accordo, pur non bloccando il voto dell’Assemblea.

Il nodo istituzionale, infine, rispecchia una tensione di fondo nell’architettura europea: il Parlamento, unica istituzione eletta direttamente dai cittadini, rivendica da anni un ruolo più incisivo in settori tradizionalmente dominati dalla Commissione e dal Consiglio. Il nuovo accordo è un passo in quella direzione, ma quanto grande, lo dirà anche la reazione degli Stati membri.

foto Laurie Dieffembacq © European Union 2020 – Source : EP