Il Parco del Monte Arci: il cuore selvaggio dell’ossidiana in Sardegna
Nel panorama della Sardegna centro-occidentale, il massiccio del Monte Arci rappresenta uno dei contesti naturalistici più autentici e meno antropizzati dell’isola. Questo antico vulcano spento, modellato da milioni di anni di attività geologica, offre oggi un mosaico ambientale di grande valore ecologico, storico e paesaggistico. Frequentarlo significa immergersi in un territorio dove natura, archeologia e tradizioni convivono in equilibrio. “Ogni cosa che puoi immaginare la natura l’ha già creata” Albert Einstein
Dove si trova?
Il Monte Arci è un complesso montuoso situato nella parte centro-occidentale della Sardegna. Si sviluppa tra i territori comunali di Marrubiu, Pau, Ales, Masullas, Morgongiori, Villaurbana, Palmas Arborea, Siris, Usellus, Santa Giusta .
Dal punto di vista geomorfologico, si tratta di un antico edificio vulcanico risalente al Miocene, noto soprattutto per la presenza di ossidiana, una roccia vetrosa di origine vulcanica che ha reso quest’area un centro strategico per le popolazioni preistoriche del Mediterraneo. Ancora oggi è possibile osservare affioramenti di ossidiana lungo diversi sentieri.
Flora e fauna: un ecosistema ricco e diversificato.
Il Monte Arci ospita habitat forestali ben conservati, dominati da leccete (Quercus ilex), sugherete (Quercus suber) e macchia mediterranea evoluta. Tra le specie vegetali più significative si segnalano il corbezzolo, il lentisco e l’erica arborea, tipiche degli ambienti mediterranei.
Dal punto di vista faunistico, l’area è particolarmente interessante per la presenza di mammiferi come il cinghiale sardo (Sus scrofa meridionalis) e la volpe (Vulpes vulpes ichnusae). Tra gli uccelli, si possono osservare rapaci diurni come la poiana (Buteo buteo) e, nelle zone più tranquille, il raro astore sardo (Accipiter gentilis arrigonii). Non mancano rettili e una ricca entomofauna, indicatori di buona qualità ambientale.
Le buone pratiche da seguire.
In un ambiente così fragile, è fondamentale adottare comportamenti responsabili e consapevoli: restare sui sentieri tracciati per evitare di danneggiare la vegetazione e favorire l’erosione del suolo, non raccogliere ossidiana o altri elementi naturali perché fanno parte di un patrimonio geologico e archeologico da proteggere, e mantenere un basso impatto acustico per non disturbare la fauna. È importante inoltre non accendere fuochi, soprattutto nei periodi a rischio incendio, portare sempre via i propri rifiuti seguendo il principio del “leave no trace” e, se si è in compagnia di animali domestici, tenerli sotto controllo. Vivere l’escursione in modo rispettoso non è solo una scelta etica, ma un gesto concreto di tutela attiva del territorio.
Una curiosità che viene dal Neolitico.
L’ossidiana del Monte Arci era così preziosa nel Neolitico che veniva esportata in tutto il Mediterraneo: reperti provenienti da quest’area sono stati ritrovati fino nel sud della Francia e nella penisola italiana. In altre parole, questo rilievo apparentemente isolato è stato uno dei primi “hub commerciali” della preistoria europea.
Articolo Francesca Turnu; Foto di Roberta Pala
