Panem et circenses: l’America’s Cup come diversivo nella crisi sarda?
In Sardegna, mentre la crisi del Governo regionale si fa ogni giorno più profonda e incontrovertibile (qualcuna si giustifica ancora dopo due anni parlando di “rovine del passato”), la politica sembra aver scelto la via più antica e collaudata per tentare di anestetizzare l’opinione pubblica: il panem et circenses. Una strategia (meglio ricordarlo ai più) che affonda le radici nell’antica Roma e che oggi torna sotto forma di una narrazione martellante sugli “eventi sportivi dal grande ritorno economico per l’Isola”, presentati come la panacea di tutti i mali.
Il tempismo non è casuale. Sul fronte regionale – e in misura minore, ma non per questo meno grave, su quello locale, dove ci si limita all’ordinaria amministrazione e a qualche iniziativa spot – i nodi politici e amministrativi stanno arrivando al pettine. Sanità al collasso (ieri pure il TAR ha sbruncato lo spoil system voluto dall’attuale maggioranza di centrosinistra), trasporti sempre più incerti (Ryanair ha minacciato il disimpegno dall’Isola), lavoro precario e una trasparenza amministrativa che rischia di essere nuovamente messa alla prova dalla prossima manovra finanziaria (soprattutto quando emergeranno le prossime tabelle degli emendamenti puntuali). Questioni strutturali, urgenti, che incidono sulla vita quotidiana dei sardi. Cittadini che con grande difficoltà potranno capire cosa sta succedendo grazie anche all’azione al ribasso dei principali alleati della retorica politica: la cosiddetta stampa mainstream e le teste online “senza arte ne parte” che non mancano nell’Isola.
Non sorprende, quindi, che il dibattito pubblico viene sistematicamente dirottato altrove. Prima il Giro d’Italia – o “giro” per modo di dire – con una tappa sarda che partirà da Castelsardo, città d’origine (chi lo avrebbe mai detto?) dell’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu. Un uomo decisamente legato al proprio territorio… una coincidenza che ha sollevato più di un sopracciglio, ma che è stata rapidamente sommersa dal racconto entusiastico di visibilità internazionale e ricadute economiche mirabolanti. Poi, oggi, la presentazione della regata preliminare della 38ª America’s Cup, annunciata con i consueti toni profetici sullo sviluppo locale, sull’indotto, sull’immagine dell’Isola nel mondo.
Il copione è sempre lo stesso: grandi eventi, grandi promesse e grandi numeri. Poco spazio, invece, per analisi puntuali, dati verificabili, bilanci costi-benefici trasparenti. Tranne una o due buone pratiche di turismo sportivo nell’Isola, quali sono i dati prodotti in termini di ritorno economico per gli eventi sponsorizzati (per usare un eufemismo) dalla Regione Sardegna? “Monitoraggio! Chi era costui?”.
Nel frattempo, la sanità continua a perdere pezzi tra liste d’attesa infinite e carenza di personale; il sistema dei trasporti è appeso a decisioni esterne, come il richiamato disimpegno di Ryanair, primo vettore dell’Isola, che solleva una domanda cruciale: come arriveranno i turisti in Sardegna il prossimo febbraio per assistere alle regate? Il lavoro resta fragile, spesso stagionale e mal retribuito, mentre la trasparenza amministrativa rischia di essere sacrificata sull’altare della gestione emergenziale e delle trattative politiche sottotraccia. In Consiglio regionale abbondano, anche se non manca occasione e comunicato stampa per evidenziare inesistenti differenze tra destra e sinistra. Alla fine, tutti in via Roma “pucciano il biscotto” senza problemi, tra emendamenti e incarichi nei gruppi consiliari (i cui nominativi, più nel nome dell’imbarazzo per i CV che della trasparenza, non vengono resi noti dal Consiglio regionale).
Gli eventi sportivi, certamente, non sono un male in sé. Rappresentano un’opportunità, se inseriti in una strategia di sviluppo seria, coerente e di lungo periodo. Ma quando diventano l’asse portante della comunicazione politica, il sospetto è che servano più a distrarre che a costruire. Pane e giochi, appunto: spettacolo per calmare gli animi, mentre le questioni decisive vengono rinviate, diluite o semplicemente nascoste sotto il tappeto.
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