7 Settembre 2026
Sardegna

Palazzo De Magistris diventa la “Casa dei Giovani”: ma a Cagliari chi li ha coinvolti?

Officine artistiche, spazi culturali, percorsi di prevenzione della salute, attività ricreative e di formazione. Sulla carta, Palazzo Paolo De Magistris, edificio storico tra il Corso e via Maddalena, restaurato tra il 2015 e il 2020, si avvia a diventare un polo multifunzionale dedicato alle nuove generazioni. La giunta comunale di Cagliari ha approvato mercoledì, su proposta dell’assessora Anna Puddu, le linee di indirizzo per trasformare la struttura in una vera e propria Casa dei Giovani, in linea con gli obiettivi del Fondo Nazionale Politiche Sociali 2019, del Dup e del Plus cittadino per il triennio 2026-2028, nonché dell’intesa con la Asl Cagliari per progetti di prevenzione e promozione della salute giovanile. Tutte linee, vale la pena di ricordarlo, mai discusse con nessun under30. Insomma, si prosegue a Cagliari con le iniziatie spot, calate dall’alto e, vista l’assenza del minimo slancio di co-programmazione, di scarso impatto.

Il progetto prevede collaborazioni con l’Università di Cagliari (basta questo per capire dove si andrà a parare), la Asl, associazioni e cooperative sociali, con l’ambizioso obiettivo (ovviamente secondo la narrazione di via Roma) di realizzare percorsi di co-progettazione e gestione partecipata degli spazi attraverso partenariati pubblico-privati, ATI o cooperative giovanili. Difficile crederlo visto un lungo pregresso di iniziative decise in totale autonomia e che, come confermano i dati, non hanno prodotto altro che costi per la pubblica amministrazione, retorica e, ripetiamolo, scarso impatto.

Rispetto al passato, ancora, la non novità (visto il metodo del comune) è data dalla presenza di una Consulta Giovanile, l’organismo istituito con apposito regolamento comunale, pensato proprio per dare voce ai giovani cittadini nelle scelte dell’amministrazione. Un organo che, come già rilevato in altre occasioni, non è stato coinvolto nel corso dell’adozione da parte della giunta di queste linee di indirizzo.

E il paradosso è stridente: si progetta una Casa dei Giovani senza consultare i giovani che siedono nell’unico organismo formalmente preposto a rappresentarli. Si parla di co-progettazione e gestione partecipata come obiettivi futuri, mentre nel presente le decisioni continuano ad arrivare dall’alto, calate su una città che pure dispone degli strumenti istituzionali per fare diversamente.

Non è una questione burocratica. È una questione di metodo e di credibilità. Una consulta giovanile che viene sistematicamente ignorata nelle fasi che contano, quelle in cui le scelte si formano, non quelle in cui si comunicano, può essere valutato come un mero esercizio di facciata, un ornamento democratico privo di sostanza reale.

Cagliari vuole davvero costruire politiche giovanili partecipate? Il primo passo sarebbe semplice: la prossima volta, chiedere prima.

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