7 Settembre 2026
Sardegna

PAC e bando giovani, il Centro Studi Agricoli all’attacco: “Così si condannano le campagne sarde”

Un doppio colpo che rischia di essere letale per l’agricoltura sarda. Da un lato le proposte europee sulla PAC 2028-2034, che ipotizzano l’esclusione dei pensionati agricoli dai premi entro il 2032. Dall’altro le bozze del nuovo bando regionale dedicato ai giovani agricoltori under 41 , con premio da 40mila euro , che, nella loro formulazione attuale, impedirebbero il riconoscimento del ricambio generazionale familiare, escludendo di fatto il passaggio aziendale da padre a figlio, tra fratelli, tra zii e nipoti e tra parenti stretti.

A lanciare l’allarme è il Centro Studi Agricoli, che definisce la situazione “assurda, pericolosa e totalmente scollegata dalla realtà agricola della Sardegna”.

“Ci stanno dicendo chiaramente che vogliono chiudere le campagne”.

Il presidente del CSA, Tore Piana, non usa mezze misure: “Siamo davanti a una follia burocratica che rischia di distruggere definitivamente le campagne sarde. La futura PAC europea vuole togliere i premi ai pensionati agricoli che in Sardegna sono migliaia e rappresentano ancora oggi una parte fondamentale dell’agricoltura e della pastorizia isolana”.

Piana ricorda che sono proprio i pensionati agricoli a reggere una quota consistente della produzione sarda: “Con pensioni minime continuano a lavorare ogni giorno nelle aziende agricole, nei pascoli e nelle stalle, mantenendo vive intere comunità rurali. Parliamo di allevatori di pecore, bovini e capre che senza i premi PAC rischierebbero di chiudere definitivamente le loro aziende”.

E mentre Bruxelles discute di tagliare i sussidi ai pensionati, la Regione Sardegna , secondo il CSA , starebbe andando nella stessa direzione con il bando giovani: “Invece di aiutare i figli degli agricoltori a prendere in mano le aziende di famiglia, si scrivono bandi dove i genitori non possono cedere l’azienda ai figli. È una norma senza logica, senza buonsenso e contro la storia agricola della Sardegna”.

Un modello agricolo che non si improvvisa.

Il Centro Studi Agricoli sottolinea come la Sardegna viva su un modello agricolo profondamente diverso rispetto alle realtà intensive del Nord Europa: “Le aziende agricole sarde sono quasi tutte familiari. Stalle, terreni, greggi e pascoli non si costruiscono da zero, ma si ereditano con sacrifici durati decenni. Il patrimonio agricolo si tramanda di generazione in generazione”.

Applicare rigidamente le misure europee in questo contesto, avverte il CSA, significherebbe “mettere in ginocchio migliaia di aziende, impoverire le zone interne, accelerare lo spopolamento, aumentare l’abbandono dei terreni e compromettere il vero ricambio generazionale”.

Il rischio concreto, denuncia l’associazione, è che vengano favorite operazioni artificiose , aziende create sulla carta da soggetti senza reale esperienza , mentre vengono penalizzati proprio i giovani che da anni lavorano nelle imprese di famiglia: “Questa sembra quasi una presa in giro verso i giovani agricoltori e verso i genitori che hanno sacrificato una vita nelle campagne”.

Il Centro Studi Agricoli ha quindi rivolto un appello diretto all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Agus, chiedendo il ritiro immediato della norma contestata nelle bozze del bando giovani, il pieno riconoscimento del subentro familiare, la tutela dei pensionati agricoli realmente attivi, deroghe specifiche per la Sardegna nella futura PAC e un confronto urgente con l’associazione.

“Se davvero l’obiettivo è allontanare definitivamente i giovani dall’agricoltura sarda , conclude Piana , allora l’assessore Agus lo dica chiaramente ai cittadini, senza nascondersi dietro passerelle politiche, convegni o slogan vuoti. Se si colpiscono i pensionati agricoli e contemporaneamente si impedisce ai figli di subentrare, si sta firmando la condanna definitiva di migliaia di aziende agricole sarde”.

Foto di Aleksandar Andjelkovic da Pixabay.com