13 Maggio 2026
Sardegna

Overshoot day, l’Italia brucia le sue risorse naturali

L’Italia ha già consumato tutto. O meglio, ha già esaurito l’intero patrimonio di risorse naturali rinnovabili che il Paese è in grado di produrre nell’arco di un anno. La data simbolo si chiama Earth Overshoot Day e quest’anno, per l’Italia, cade il 3 maggio: tre giorni prima rispetto al 2025, sedici rispetto al 2024. Un’accelerazione che fa paura e che, secondo Coldiretti, ha un responsabile preciso: la cementificazione selvaggia del suolo agricolo, aggravata da un sistema alimentare che disperde risorse preziose a ritmi insostenibili.

23 ettari al giorno inghiottiti dal cemento.

L’analisi di Coldiretti su dati Ispra è impietosa: ogni giorno in Italia scompaiono 23 ettari di terreno fertile, inghiottiti da asfalto, capannoni e infrastrutture. Un’emorragia silenziosa ma continua che, nel tempo, ha ridisegnato la geografia agricola del Paese in modo irreversibile. Nel 1970 la superficie agricola totale superava i 250mila chilometri quadrati, pari all’83% dell’intero territorio nazionale; oggi si è ridotta a meno di 165mila, il 55%. In mezzo secolo, l’Italia ha perso quasi un terzo delle proprie terre coltivabili.

Le conseguenze vanno ben oltre il dato numerico. Sigillando il suolo sotto il cemento si azzera la produzione agricola locale, si costringe il sistema a ricorrere a importazioni energeticamente costose e si priva il territorio di servizi ecosistemici fondamentali: la capacità di assorbire anidride carbonica, regolare il ciclo dell’acqua, mantenere la biodiversità. Ogni ettaro cementificato è, in sintesi, un pezzo in meno di futuro.

1,7 miliardi di chili di cibo nella pattumiera.

A peggiorare il quadro c’è il paradosso dello spreco alimentare. Secondo un’elaborazione Coldiretti sull’ultimo rapporto Waste Watcher, ogni anno in Italia finiscono nella spazzatura circa 1,7 miliardi di chili di cibo: un volume che genera effetti a cascata sull’economia, sull’ambiente e sulla sostenibilità del sistema produttivo, tra dispendio energetico e costi di smaltimento dei rifiuti. L’alimento più sprecato? La frutta, con quasi 1,2 chili a testa buttati via ogni anno. Seguono verdure, pane, insalata, cipolle e tuberi.

Un dato che stride in modo stridente con l’urgenza climatica: produrre cibo che non viene consumato significa sprecare acqua, energia, suolo e lavoro, e poi emettere CO₂ per smaltirlo.

foto Greg Montani da Pixabay.com