Orientamento, quello di oggi è inutile per un giovane su due. Uno su dieci crede alle agenzie per le politiche attive del lavoro.
Oltre 2.300 studenti, 19 scuole distribuite da Bolzano a Palermo, più di 110 aziende coinvolte. I numeri della Survey Nazionale di Orienta, condotta durante i roadshow di orientamento che hanno attraversato l’Italia da nord a sud, compongono un quadro impietoso: il sistema scolastico italiano non riesce ad accompagnare i giovani verso il mondo del lavoro, e loro lo sanno.
Il giudizio sull’orientamento offerto dagli istituti è spaccato quasi in due. Il 43,3% degli studenti lo ritiene efficace; il 42,76% lo boccia senza appello. Il restante 13,9% non sa nemmeno come giudicarlo. In sostanza, quasi uno studente su due arriva alla soglia del diploma, o dell’università, senza sentirsi davvero orientato. Solo il 3,82% ritiene che la scuola faccia già abbastanza.
Cosa chiedono, allora, i ragazzi? La risposta è sorprendentemente concreta. Il 35,67% indica come priorità assoluta le cosiddette “gite del lavoro”: visite e immersioni dirette nelle aziende, per toccare con mano ciò che li aspetta. Seguono corsi ed eventi sul mercato del lavoro (27,41%) e più ore di PCTO, i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (20,46%).
Tra gli strumenti ritenuti più utili per trovare lavoro, gli studenti mostrano un pragmatismo inaspettato: il 34,37% indica curriculum e lettera di presentazione come leva principale. Al secondo posto compare una rete di relazioni solida (18,84%), seguita dal profilo LinkedIn (12,18%). La popolarità sui social è considerata determinante da appena il 3,39%.
Eppure l’84,33% degli studenti non ha un profilo LinkedIn. Un cortocircuito che rivela la distanza tra la consapevolezza teorica degli strumenti professionali e il loro utilizzo reale.
Il nodo relazionale emerge con forza anche su altri fronti. Solo il 33,84% sa davvero cosa sia il networking; il 46,96% ne ha sentito parlare senza capirlo a fondo; il 19,2% non ne ha mai sentito parlare.
Un dato incoraggiante emerge però sul fronte etico: il 55,65% degli studenti distingue chiaramente networking e raccomandazione, mentre solo il 4,98% li considera la stessa cosa. I giovani, insomma, non chiedono scorciatoie. Chiedono strumenti chiari e accessibili per costruire il proprio capitale relazionale in modo trasparente.
Per trovare lavoro, i canali formali più citati sono gli uffici placement scolastici e universitari (18,91%), le agenzie per il lavoro (15,01%) e i Career Day (11,85%). Tra quelli informali, dominano amicizie (20,7%) e conoscenze diversificate (19,41%): la rete umana, ancora una volta, resta centrale nell’immaginario dei ragazzi.
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