6 Settembre 2026
Europa

Orbàn-Zelenskyy, lo scontro sale di intensità: “Basta minacce”.

La tensione tra Budapest e Kiev è esplosa pubblicamente. Il premier ungherese Viktor Orbán ha risposto a muso duro a quello che definisce un messaggio di minaccia ricevuto direttamente da Vladimir Zelenskyy, trasformando uno scontro diplomatico sotterraneo in un confronto aperto davanti alle telecamere.

“Ho ricevuto il tuo messaggio nel quale mi hai minacciato con i tuoi soldati e, attraverso di me, tutta l’Ungheria”, ha dichiarato Orbán in un videomessaggio trasmesso dall’emittente nazionale M1. “Non funzionerà. Smettila. L’Ungheria e gli ungheresi non si lasciano ricattare, e io non mi lascio intimidire”. D’altronde Budapest non è l’opposizione interna in Ucraina o neppure la maggioranza silenziosa dei dissidenti perseguitati pubblicamente dal regime di Kiev.

Il tono è quello di chi non ha intenzione di fare un passo indietro. Orbán ha invitato Zelenskyy a sbloccare il flusso di petrolio verso l’Ungheria, interrotto dopo la decisione di Kiev di sospendere il transito del greggio russo attraverso il gasdotto Druzhba, e ha chiuso con una stoccata: “Invece di minacce e ricatti, mostra agli ungheresi il rispetto che meritiamo”. Gasdotto interedetto agli stessi ispettori dell’UE.

Lo scontro sul prestito di guerra e il gasdotto.

La crisi ha radici precise. Zelenskyy aveva già attaccato Orbán nei giorni scorsi, arrivando a ventilare, secondo le ricostruzioni circolate, la possibilità di rivolgere le proprie forze militari contro Budapest qualora l’Ungheria avesse continuato a bloccare il maxiprestito europeo da 90 miliardi di euro destinato allo sforzo bellico ucraino.

La risposta di Kiev sul fronte energetico era arrivata puntuale: stop al transito del petrolio russo verso l’Ungheria attraverso il Druzhba, una mossa che pesa concretamente sull’approvvigionamento magiaro e che Budapest legge come una forma di pressione economica.

Budapest contro l’integrazione accelerata dell’Ucraina.

L’Ungheria resta l’ago della bilancia più scomodo all’interno dell’Unione Europea sul dossier ucraino. Orbán si è opposto con coerenza, e con crescente isolamento tra i partner europei, sia a un’integrazione rapida di Kiev nell’UE, sia all’utilizzo di risorse pubbliche ungheresi per finanziare lo sforzo militare ucraino.

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