Orbán attacca Zelenskyy: “Spie ucraine in Ungheria per condizionare le elezioni”
Lo scontro tra Budapest e Kiev si fa ancora più aperto e frontale. Il premier ungherese Viktor Orbán ha intimato al presidente ucraino Vladimir Zelenskyy di ritirare immediatamente gli agenti dei servizi segreti e gli operativi dell’intelligence di stanza in Ungheria, accusandoli di lavorare a favore dell’opposizione e di interferire negli affari interni del Paese a poche settimane dalle elezioni parlamentari del 12 aprile.
Orbán ha dichiarato infatti che “spie ucraine e specialisti informatici agli stipendi di Kiev sarebbero attivamente coinvolti con il partito di opposizione Tisza”. Il governo di Budapest, ieri, ha aperto un’indagine penale nei confronti di due informatici ritenuti agenti di Kiev, accusati di aver operato illegalmente nell’interesse del partito guidato da Peter Magyar, l’oppositore di Orbàn in queste elezioni nazionali.
Spie e milioni sequestrati.
In settimana Orbán ha reso pubblica un’altra accusa pesante: i servizi segreti ucraini avrebbero intercettato il telefono cellulare del ministro degli Esteri Peter Szijjártó, ottenendone il numero attraverso un giornalista ungherese vicino alla dirigenza del partito Tisza. Il premier, nell’occasione, ha dichiarato di aver “incaricato il ministro della giustizia di avviare immediatamente un’indagine”.
Ma è il caso dell’Oschadbank a fare più rumore. Il 6 marzo, l’Agenzia ungherese delle dogane e delle imposte ha fermato sette dipendenti della banca di Stato ucraina – tra cui un ex generale dei servizi segreti – sorpresi a trasportare su due furgoni blindati circa 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro in contanti e nove chilogrammi di lingotti d’oro. I veicoli sono stati poi rilasciati e restituiti all’Ucraina, ma il denaro e i preziosi restano sequestrati come prove nell’ambito dell’inchiesta in corso. La cifra, ha fatto notare il governo ungherese, corrisponde quasi esattamente alla somma che lo stesso Magyar aveva dichiarato mancante nelle casse del suo partito per la campagna elettorale.
Budapest-Kiev: un fronte diplomatico sempre più teso.
Il ministro degli Esteri Szijjártó aveva già alzato il tiro nei giorni scorsi, denunciando una “interferenza su larga scala” nella campagna elettorale ungherese e accusando Kiev di bloccare le forniture di petrolio russo attraverso il gasdotto Druzhba, di attaccare le infrastrutture del TurkStream e persino di aver minacciato la vita di Orbán e della sua famiglia.
La richiesta dell’Ucraina di inviare propri osservatori alle elezioni del 12 aprile è stata respinta da Budapest come un ulteriore tentativo di sostenere l’opposizione.
Mentre l’Ue non esprime alcuna vicinanza verso il “nemico numero uno” Orbán, il premier ceco Andrej Babiš e il ministro degli Esteri di Praga hanno espresso solidarietà a Budapest. In Italia, il vicepremier Matteo Salvini ha condannato le presunte minacce di Zelenskyy contro il premier ungherese, manifestando sconcerto per la “mancanza di reazione da parte della leadership dell’Unione Europea”. Anche Donald Trump ha fatto sapere di sostenere Orbán in vista del voto.
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