ONU: “A Gaza la fame non si ferma, una famiglia su cinque mangia una volta al giorno”
Sei mesi dopo la dichiarazione del cessate il fuoco (mai rispettato da Israele), la crisi alimentare a Gaza è tutt’altro che risolta. A prendere posizione (per quello che conta) è l’ONU critica verso le condizioni di fame diffusa e severa nella Striscia di Gaza.
Il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, citando dati dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha reso noto che 2,1 milioni di persone si trovano ora concentrate in meno della metà del territorio della Striscia, con accesso gravemente limitato alle terre coltivabili, alle forniture alimentari e ai servizi essenziali. “Le persone non riescono ad accedere alle parti di Gaza dove si trovano le riserve di terra e strutture critiche”, ha spiegato Dujarric, sottolineando che i civili non possono nemmeno raggiungere la Cisgiordania, dove sarebbero disponibili servizi sanitari specializzati. Le evacuazioni mediche, ha aggiunto, riguardano “una frazione minima” di coloro che ne avrebbero bisogno ogni giorno.
Gli aiuti non bastano… e non arrivano!
Sul fronte umanitario, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) raggiunge ogni mese oltre 1,6 milioni di persone con pacchi alimentari, pasti caldi, pane o assistenza in denaro. I partner umanitari distribuiscono inoltre circa 1,1 milioni di pasti al giorno attraverso più di 120 cucine comunitarie attive nella Striscia.
Eppure i numeri non bastano a colmare il bisogno. “La fame non è scomparsa”, ha avvertito Dujarric, riferendo le valutazioni del PAM: i livelli di malnutrizione restano elevati, i prodotti freschi sono inaccessibili per la maggior parte delle famiglie a causa dei prezzi proibitivi, e una famiglia su cinque consuma un solo pasto al giorno.
Senza contare i ricorrenti blocchi decisi da Tel Aviv nei cosiddetti valichi umanitari da e per la Striscia.
“Non stiamo ottenendo risultati”.
Interrogato dall’agenzia Anadolu sulla scarsa efficacia dei ripetuti appelli internazionali, Dujarric non ha nascosto la frustrazione, quasi a voler rimarcare il ruolo “celebrativo” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. “Speriamo che qualcuno ci ascolti. Solleviamo questi problemi con le parti israeliane ogni giorno. Li abbiamo posti anche con le controparti americane. Il dato di fatto è che non ci sono stati grandi passi avanti”. Il portavoce ha ammesso i limiti del ruolo dell’ONU: “Non controlliamo il sistema”.
foto Un Loey Felipe
