Ombre di conflitto d’interessi sull’European Digital Media Observatory: nel mirino i fondi Ue e il legame con Google.
L’European Digital Media Observatory (EDMO), l’organismo europeo incaricato di monitorare la disinformazione online, finisce al centro di un possibile conflitto d’interessi.
L’eurodeputata Alexandra Geese (Verdi/ALE), intervenendo sul tema, ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo chiarimenti sul doppio ruolo dell’Osservatorio, finanziato dall’Ue ma anche attivo nella gestione di un fondo sostenuto da Google.
Quasi 8 milioni di euro dall’Ue, ma attività anche per un fondo Google da 25 milioni.
Secondo quanto riportato da Geese, l’EDMO riceve 7,98 milioni di euro di finanziamenti europei, e la Commissione – per voce del commissario McGrath – ha già annunciato la prosecuzione del sostegno economico.
Parallelamente, l’Osservatorio svolge un ruolo chiave nella gestione dell’European Media and Information Fund (EMIF), un fondo da 25 milioni di euro finanziato interamente da Google.
EDMO – spiega l’eurodeputata – collabora alla definizione dei bandi, alla valutazione e selezione dei progetti e organizza conferenze per il fondo EMIF, tra cui la summer conference 2025. In altre parole, personale e competenze finanziate con fondi pubblici europei vengono impiegati anche per la gestione di un’iniziativa privata tre volte più grande del contributo Ue.
Il nodo: indipendenza e influenza sui programmi europei.
Le perplessità sollevate a Bruxelles riguardano la neutralità dell’Osservatorio. EDMO, infatti, ha incontrato recentemente la Direzione generale Giustizia e consumatori (DG JUST) per fornire consulenza sulla Democracy Shield, il nuovo strumento europeo contro la disinformazione e le interferenze elettorali.
Geese chiede alla Commissione se i pareri forniti da EDMO possano essere influenzati dagli interessi di Google, considerato il suo ruolo predominante nel finanziamento dell’EMIF.
La deputata solleva inoltre una critica di merito: l’Osservatorio si concentrerebbe quasi esclusivamente su alfabetizzazione mediatica e fact-checking, senza affrontare le cause strutturali della disinformazione, come la concentrazione del potere nelle grandi piattaforme digitali — un orientamento che, secondo Geese, potrebbe riflettere l’influenza del colosso tecnologico.
Le domande alla Commissione europea.
Nell’interrogazione, l’eurodeputata chiede alla Commissione di chiarire tre punti principali: “Perché – chiede l’eurodeputata – l’Ue continua a finanziare EDMO, un organismo che utilizza parte del proprio personale per gestire un fondo privato sostenuto da Google e di dimensioni economiche triplicate rispetto al finanziamento comunitario? La consulenza di EDMO sulla Democracy Shield può essere considerata indipendente o potenzialmente influenzata da interessi privati? E infine, l’approccio limitato di EDMO – centrato su alfabetizzazione e verifica dei fatti – è forse condizionato dal legame con il fondo Google che gestisce?”.
Una questione di trasparenza nel contrasto alla disinformazione.
Il caso EDMO riapre, se mai ce ne fosse bisogno, il dibattito sulla trasparenza dei partenariati pubblico-privati nel contrasto alla disinformazione online.
In un contesto in cui le piattaforme digitali sono al tempo stesso veicolo e sponsor di iniziative di controllo dell’informazione, la Commissione è chiamata a garantire che gli organismi finanziati con fondi pubblici restino indipendenti e credibili.
Foto di Firmbee da Pixabay.com
