12 Ottobre 2026
Sardegna

Olbia, ancora tensioni migranti al porto. L’Anip: “Arrivare irregolarmente in Sardegna non è una strada per raggiungere la Penisola”

Ancora una volta il porto di Olbia (mentre Piantedosi firma le proroghe e “Gioggia” chiede flessibilità all’UE) è al centro di una situazione di tensione legata alla presenza di cittadini stranieri provenienti dal sistema di accoglienza di Monastir (dimenticato dal Governo nazionale) e alle difficoltà di trasferimento verso la Penisola. Una situazione che, oltre a creare problemi di ordine pubblico, impegna ogni giorno le forze dell’ordine.

A intervenire nel merito è l’Anip – Italia Sicura, che in un comnunicato puntuale, ha posto una domanda semplice: se una persona è stata identificata, fotosegnalata e destinataria di un provvedimento di espulsione, perché lo Stato deve limitarsi a gestire le conseguenze della sua presenza sul territorio senza riuscire a dare effettiva esecuzione al provvedimento?

Il sindacato di polizia, nella sua riflessione, parte da una peculiarità: la Sardegna è un’isola, e questa caratteristica “può e deve essere considerata nella gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica”. Per l’Anip, i prefetti, in quanto autorità provinciali di pubblica sicurezza, devono promuovere, nell’ambito delle proprie competenze e d’intesa con il Governo e il Viminale, ogni iniziativa utile affinché, per chi è effettivamente destinatario di espulsione e privo di un titolo per restare in Italia, siano individuate procedure operative certe per lasciare il territorio sardo e raggiungere il Paese di origine, attraverso collegamenti marittimi dedicati o concordati con una o più compagnie di navigazione.

Se gli accordi di riammissione con i Paesi d’origine non bastano, aggiunge il segretario generale nazionale Flavio Tuzi, “sia il Governo a rafforzarli e a renderli concretamente operativi”.

La nota poi precisa che non si parla di richiedenti asilo né di persone con diritto alle forme di protezione previste dalla legge, ma “esclusivamente di chi, esaurite le procedure previste, è destinatario di un provvedimento di espulsione che deve essere eseguito”.

Una azione che, se intrapresa con rigore, potrebbe rappresentare “un deterrente concreto” per i migranti. Secondo l’Anip, infatti, una procedura certa e realmente applicata avrebbe anche un effetto preventivo: “Farebbe comprendere che arrivare irregolarmente in Sardegna non è una strada per raggiungere la Penisola e, poi, altri Paesi europei. È il messaggio che, sottolinea, deve arrivare anche a chi organizza le traversate: l’isola non può diventare un punto di ingresso utilizzato per eludere l’effettività dei provvedimenti di espulsione”.

Da qui la richiesta a Governo, Ministero dell’Interno e autorità provinciali di pubblica sicurezza di passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione, costruendo procedure certe e accordi operativi che consentano di eseguire concretamente i provvedimenti adottati. “Perché – conclude la nota di Tuzi – non può essere sempre la Polizia a dover gestire, nei porti, le conseguenze di un problema che deve essere risolto prima. La sicurezza si tutela anche facendo in modo che le decisioni dello Stato siano effettive”.