Occupazione nelle aree rurali Ue ancora debole: metà delle regioni NUTS2 sotto l’obiettivo. La Commissione difende la necessità di attrarre lavoratori stranieri.
Il panorama occupazionale dell’Unione Europea resta segnato da profonde disparità territoriali. Gli ultimi dati diffusi dalla Commissione mostrano che oltre la metà delle regioni europee NUTS2 non ha raggiunto l’obiettivo del 78% di occupazione fissato per il 2030. Alla preoccupazione per questo risultato si è aggiunta la segnalazione, circolata nelle scorse settimane, secondo cui mancherebbero dati aggiornati per circa 130 regioni. Bruxelles, tuttavia, chiarisce che le informazioni sono disponibili per 243 delle 244 regioni e che la cifra citata riguarda non l’assenza di dati, ma il numero delle regioni che hanno superato la soglia di riferimento.
In risposta a un’interrogazione parlamentare, la vicepresidente Mînzatu ha sottolineato che, nonostante le difficoltà che colpiscono soprattutto le aree rurali e periferiche, l’Unione si trova in un contesto di disoccupazione complessivamente molto bassa: il tasso Ue si attesta infatti al 6%, il livello più contenuto mai registrato. Ciò non elimina, però, le forti differenze interne, con alcune regioni spagnole e territori ultraperiferici che superano il 16,5% di disoccupazione e aree della Repubblica Ceca che scendono sotto il 2%.
Secondo la Commissione, la difficoltà principale non è tanto la mancanza di forza lavoro, quanto la carenza di competenze in settori strategici. Per questo, Bruxelles continua a sostenere che l’Europa ha bisogno di rafforzare la formazione, migliorare le condizioni di lavoro, favorire la mobilità interna e, al tempo stesso, attrarre lavoratori qualificati da Paesi terzi. “Non si tratta, sostiene l’esecutivo Ue, di un paradosso, ma della conseguenza diretta dell’invecchiamento demografico e della trasformazione del mercato del lavoro”. Non sia mai criticare le pessime politiche europee degli ultimi anni e l’assenza di controllo e monitoraggio delle performance come rimarcato ogni settimana dalla Corte dei Conti europea. Dettagli per una espressione perfetta di autoreferenzialità…
Sul piano statistico, la Commissione precisa che i dati NUTS2 sono quasi completi e che l’Eurostat non dispone di una ripartizione dell’occupazione tra settore pubblico, privato o sovvenzionato a livello regionale. Quanto alla qualità delle informazioni fornite dagli Stati membri, Bruxelles assicura che continuerà a lavorare per “rafforzare il monitoraggio, migliorare la puntualità dei dati e garantire una base analitica solida per valutare l’andamento occupazionale nei diversi territori”.
Resta tuttavia aperta la questione politica più ampia: mentre molte regioni periferiche faticano a creare occupazione e a trattenere residenti, la Commissione insiste sulla necessità di attrarre nuova forza lavoro dall’esterno per sostenere la competitività europea. Una tensione destinata a pesare sulle future scelte dell’Ue in materia di coesione, mercato del lavoro e migrazione.
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