11 Giugno 2026
Politica

Nuovo stadio di Cagliari, Farris: “230mila euro di consulenze”

C’è un nodo che finora non è stato sciolto né, a dire il vero, quasi mai sollevato nel dibattito pubblico sul nuovo stadio di Cagliari. Non riguarda le cifre dell’investimento, né il progetto architettonico. Riguarda qualcosa di più sottile, e per questo più insidioso: il metodo con cui l’amministrazione comunale ha condotto l’intera operazione.

La questione è questa. Quando un Comune decide di cedere un’area pubblica in concessione per cinquant’anni, quando l’operazione interessa circa centomila metri quadri di patrimonio collettivo, quando si parla di un intervento da centinaia di milioni di euro, le valutazioni tecniche dovrebbero precedere le decisioni politiche. Dovrebbero servire a formare la volontà dell’Amministrazione, non a blindarla retroattivamente.

La cronologia degli atti, però, racconta un’altra storia, ricorda il consigliere comunale Giuseppe Farris.

“Il punto di partenza è la riunione del 1° aprile scorso tra il Comune di Cagliari e le delegazioni del Cagliari Calcio. Da quell’incontro emerge l’accordo sul canone concessorio: 150.000 euro annui medi. Fumata bianca, intesa raggiunta, decisione assunta”

Fin qui, tutto sembrerebbe seguire il suo corso. Se non fosse per quello che accade dopo.

“Nelle settimane successive al 1° aprile, il Comune continua ad affidare consulenze e a ricevere perizie che , sulla carta , dovrebbero essere preliminari a qualsiasi accordo: strumenti per valutare la congruità economica e la solidità giuridica dell’operazione. Il 14 aprile – prosegue Farris -, viene depositata una consulenza estimativa del valore di circa 20.000 euro. Il 5 maggio arriva invece una perizia sul valore residuo delle opere e delle urbanizzazioni, incarico da circa 12.000 euro, espressamente richiamata nel parere sul canone. Il 4 maggio, infine, viene conferito un ulteriore incarico legale e specialistico dal valore di circa 200.000 euro“.

Il totale supera i 230.000 euro di consulenze pubbliche. Tutte commissionate, o depositate, dopo che l’accordo era già stato siglato.

A questo punto è lecito , anzi, doveroso , chiedersi: a cosa sono servite, concretamente, queste consulenze?

“Sono state uno strumento reale di verifica e controllo? Hanno contribuito a valutare se quell’accordo fosse davvero vantaggioso per la città? Oppure hanno svolto una funzione diversa: costruire, a posteriori, la cornice tecnica di una decisione che era già stata presa?”, conclude Farris.

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