Nuovo accordo UE–Marocco: sentenze della Corte di Giustizia disattese.
La decisione della Commissione europea di applicare provvisoriamente il nuovo accordo commerciale con il Marocco anche ai territori del Sahara Occidentale riapre uno dei dossier più controversi della politica estera dell’Unione.
Secondo un gruppo di eurodeputati de La Sinistra, l’iniziativa contraddice dieci sentenze consecutive della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) e ignora il principio di autodeterminazione del popolo saharawi, sancito dal diritto internazionale. Insomma, mentre la Commissione Ue continua ad applicare i soliti doppi standard, sostenendo che le sentenze della Corte di Giustizia devono essere rispettate, a seconda dell’esigenza geopolitica i principi possono andare tranquillamente essere “reinterpretati” per usare un eufemismo.
La contestazione: “Bruxelles aggira Parlamento e Corte di Giustizia”.
Gli eurodeputati Isabel Serra Sánchez, Irene Montero, Jussi Saramo e Catarina Martins hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione chiedendo spiegazioni sulla decisione di procedere alla firma e all’applicazione provvisoria del nuovo accordo con Rabat, senza attendere il consenso del Parlamento europeo.
La mossa, sottolineano, “viola l’esplicita richiesta del Parlamento del 5 luglio 2016, con cui l’Aula aveva chiesto alla Commissione di non applicare provvisoriamente alcun accordo commerciale prima dell’approvazione parlamentare.
Inoltre, l’intero negoziato sarebbe stato condotto “in appena cinque giorni”, un ritmo che – secondo i firmatari – solleva gravi dubbi sulla trasparenza, sulla credibilità dell’intesa e sul rispetto delle sentenze europee“.
Il nodo del Sahara Occidentale e le sentenze della CGUE.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva annullato il 4 ottobre 2024 l’applicazione dell’accordo commerciale UE–Marocco ai territori del Sahara Occidentale, stabilendo che il popolo saharawi non aveva espresso il proprio consenso e concedendo un anno alla Commissione per adeguarsi al diritto internazionale.
Nonostante ciò, Bruxelles ha negoziato un nuovo accordo che include esplicitamente i prodotti provenienti dai territori occupati, in aperta contraddizione con quanto stabilito dalla Corte. Gli eurodeputati denunciano quindi una “palese violazione del diritto internazionale e delle sentenze della CGUE”, accusando la Commissione di aver ceduto alle pressioni politiche di Rabat.
I numeri e le ombre sull’impatto economico.
La Commissione sostiene che il precedente accordo con il Marocco avrebbe creato circa 49.000 posti di lavoro diretti nel Sahara Occidentale, ma – denunciano gli eurodeputati – non ha mai fornito dati verificabili su quanti di questi impieghi siano effettivamente detenuti da cittadini saharawi e non da coloni marocchini. “Il mancato accesso ai dati disaggregati mette in dubbio la stessa legittimità economica dell’accordo – scrivono i deputati – e rafforza la percezione di una politica europea incoerente e in contrasto con i principi che proclama”.
Una questione politica e morale per l’UE.
La vicenda rappresenta un nuovo terreno di scontro tra Commissione, Parlamento e Corte di Giustizia, e riporta al centro del dibattito europeo il rapporto con il Marocco e la questione del Sahara Occidentale, ancora riconosciuto dalle Nazioni Unite come territorio non autonomo.
Mentre la Commissione difende la propria linea come “un passo necessario per la stabilità economica e la cooperazione regionale”, cresce la critica di chi vede in questa scelta un grave precedente politico: quello di un’Europa pronta a sacrificare i principi del diritto internazionale sull’altare della realpolitik commerciale.
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