Nuova ondata di raid USA contro l’Iran: colpiti circa 90 obiettivi nelle ultime 24 ore
Le forze del Comando Centrale statunitense (CENTCOM) hanno portato a termine un’altra serie di attacchi contro l’Iran, colpendo l’8 luglio circa 90 obiettivi militari. Lo ha reso noto lo stesso CENTCOM tramite un comunicato pubblicato su X, precisando che l’operazione mirava a “degradare ulteriormente la capacità dell’Iran di colpire il traffico commerciale e i marittimi civili nello Stretto di Hormuz”.
Tra i bersagli colpiti figurano sistemi di difesa aerea, apparati di sorveglianza costiera, depositi di missili e droni, infrastrutture navali e logistiche militari dislocate lungo la costa iraniana. Il giorno precedente, le forze statunitensi avevano già colpito 80 obiettivi sul territorio iraniano.
Sul fronte diplomatico, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che lo Stretto di Hormuz tornerà accessibile soltanto quando saranno soddisfatte le condizioni poste da Teheran, e non sotto la pressione delle minacce di Washington. Ghalibaf ha sottolineato che le minacce statunitensi e la violazione degli impegni presi “non sono più senza conseguenze”.
Trump: “Non so se il conflitto su vasta scala riprenderà”.
Il presidente statunitense Donald Trump ha evitato di sbilanciarsi sulla possibilità di una ripresa del conflitto militare su vasta scala con l’Iran. “Non lo so”, ha risposto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, di ritorno dal vertice NATO in Turchia, quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti si stessero avviando verso uno scontro totale. Il presidente ha comunque aggiunto che, in un simile scenario, gli Stati Uniti “lo vincerebbero molto rapidamente”.
“Per me è finita”, dichiara Trump sul cessate il fuoco.
Sempre a margine del vertice dell’Alleanza atlantica ad Ankara, durante un incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha affermato in modo netto: “Per me, credo che sia finita”, riferendosi allo stato della tregua con l’Iran.
Teheran: “Il memorandum non si fondava sulla fiducia”.
Un rappresentante dell’ambasciata iraniana a Mosca ha dichiarato all’agenzia TASS che il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti non era mai stato basato sulla fiducia reciproca, bensì su un meccanismo chiaro di “impegno in cambio di impegno”, vista l’assenza fin dall’inizio di segnali di buona volontà da parte americana.
Secondo il diplomatico, Washington avrebbe di fatto violato l’impalcatura dell’accordo attraverso azioni unilaterali e attacchi aggressivi contro l’Iran, disconoscendo in particolare le disposizioni del quinto punto del memorandum, che riconosceva il ruolo di Teheran nel definire un regime di transito sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
foto Marine Corps Cpl. Mya Seymour
