13 Aprile 2026
Politica

NRPP, il nuovo quadro di bilancio UE: più flessibilità e meno controlli. Opacità sui fondi europei in aumento

La proposta della Commissione europea sul National and Regional Partnership Plans (NRPP), destinata a ridefinire la gestione del bilancio UE nel periodo 2028-2034, introduce un profondo cambio di paradigma nella programmazione della spesa condivisa. Un’impostazione che punta a semplificazione e performance, ma che, secondo le prime analisi tecniche, solleva dubbi su trasparenza, controllo parlamentare e qualità della spesa.

Un piano unico per Stato membro e meno fondi condivisi.

La principale novità del sistema NRPP, ricorda un recente studio del Parlamento europeo realizzato da Diána Haase, Ludovica Munari, è l’introduzione di un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro, che accorpa tutte le principali politiche a gestione condivisa: coesione, agricoltura, pesca, migrazione e altre politiche settoriali. Il modello si ispira sia all’attuale regolamento sulle disposizioni comuni sia al Recovery and Resilience Facility (RRF).

L’impianto complessivo prevede una dotazione di 771,3 miliardi di euro (a prezzi 2025), pari a circa il 44% del nuovo Quadro finanziario pluriennale. Rispetto al periodo attuale, la quota di fondi gestiti in condivisione scenderebbe di circa il 10%.

Più flessibilità nazionale, meno programmazione europea.

Ogni Stato membro potrà disporre di una maggiore flessibilità interna, anche grazie a una quota pari al 25% dei fondi non pre-programmata. Tuttavia, proprio questa flessibilità è indicata come uno degli elementi più delicati, per il rischio di ridurre la prevedibilità della spesa e indebolire il ruolo delle istituzioni europee nella definizione delle priorità.

Parallelamente, il nuovo Fondo europeo previsto dalla proposta integra diversi strumenti esistenti, inclusi meccanismi di risposta alle crisi come la Riserva di solidarietà.

Un modello “a risultati” che replica il fallimentare (e costoso) RRF.

Il NRPP adotta un approccio fortemente orientato alla performance: i finanziamenti vengono erogati solo al raggiungimento di obiettivi e milestone prestabiliti. Un modello che riprende l’impostazione del Recovery Fund (quello che in Italia è stato pomposamente definito PNRR), ma che rischia di riprodurne anche le criticità.

Tra i principali nodi segnalati figurano la debolezza del quadro di controllo, la difficoltà di verifica dei costi reali e la scarsa evidenza di una reale riduzione degli oneri amministrativi.

In questo schema, strumenti come i finanziamenti “non legati ai costi” diventano la regola, riducendo il ricorso alle verifiche tradizionali di spesa.

Criticità su trasparenza e il ruolo del Parlamento.

Uno degli aspetti più controversi riguarda la governance. La gestione del nuovo fondo risulterebbe fortemente concentrata nella Commissione europea, mentre il ruolo del Parlamento europeo appare limitato alla definizione dei massimali complessivi in sede di bilancio annuale.

Anche la gestione delle risorse non spese o “disimpegnate” solleva interrogativi, in particolare sulla possibilità di riassegnarle senza un pieno coinvolgimento dell’autorità di bilancio.

Secondo l’analisi preliminare del Parlamento Europeo (e non solo), questo assetto rischia di ridurre la trasparenza e di indebolire il controllo democratico sulla spesa europea.

Condizionalità e sovrapposizioni normative.

La proposta introduce nuove condizioni orizzontali legate allo Stato di diritto e alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Tuttavia, diversi osservatori segnalano sovrapposizioni con il già esistente meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, con il rischio di duplicazioni e incertezze applicative.

Inoltre, il Parlamento europeo avrebbe un ruolo marginale nei procedimenti decisionali, soprattutto in caso di sospensione o riduzione dei fondi.

Un nuovo “EU Facility” con forte centralizzazione decisionale.

Accanto ai piani nazionali viene istituito un nuovo EU Facility, dotato di circa 65,8 miliardi di euro. Lo strumento finanzia una vasta gamma di interventi, dalle emergenze agricole alle politiche migratorie, fino alla gestione delle crisi.

Tuttavia, anche in questo caso la maggior parte delle decisioni operative resterebbe nelle mani della Commissione, con un ruolo limitato per il Parlamento, soprattutto nella fase di attivazione delle risorse.

Controlli e audit: meno verifica dei costi e più rischi.

Il nuovo modello riduce in modo significativo la verifica dei costi effettivi delle operazioni, sostituendola con il controllo del raggiungimento degli obiettivi. La Commissione non sarebbe più tenuta, in molti casi, a controllare direttamente la spesa sottostante.

Questo approccio, secondo le prime valutazioni tecniche, potrebbe aumentare i rischi in termini di trasparenza, auditabilità e gestione delle irregolarità, soprattutto nei settori più esposti come appalti pubblici e aiuti di Stato.

Anche la Corte dei conti europea ha più volte evidenziato criticità analoghe già nel modello RRF, segnalando la necessità di rafforzare i meccanismi di responsabilità e controllo.

Nel complesso, il NRPP punta a un sistema dove saranno minori i controlli sulla spesa e maggiore la discrezionalità della Commissione, relegando il Parlamento europeo a ruolo di semplice spettatore.

Una trasformazione che, secondo le prime analisi parlamentari, rischia di spostare l’equilibrio del bilancio UE verso un modello più centralizzato e meno trasparente, con conseguenze ancora tutte da valutare in termini di efficacia e accountability.

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