NRPP, il nuovo pilastro del bilancio Ue divide Bruxelles: più flessibilità, meno controllo
La proposta della Commissione europea sui National and Regional Partnership Plans (NRPP) si candida a diventare uno dei pilastri del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, ma solleva forti interrogativi sul piano della governance, del controllo della spesa e del ruolo democratico del Parlamento europeo.
Il progetto, presentato in vista del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, introduce una novità dirompente: un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro che accorpa tutti i fondi a gestione condivisa – dalla coesione all’agricoltura, dalla pesca alle politiche sociali e migratorie – ispirandosi al modello del Recovery and Resilience Facility (RRF). Nasce così un “Fondo europeo” con una dotazione proposta di 771,3 miliardi di euro (prezzi 2025), pari a circa il 44% dell’intero MFF.
Meno risorse, più flessibilità.
Nel complesso, ricorda un lavoro di indagine di Diána Haase e Ludovica Munari, le risorse per la gestione condivisa scenderebbero di circa il 10% rispetto all’attuale bilancio, mentre aumentano in modo significativo i fondi per migrazione e gestione delle frontiere. Agli Stati membri viene concessa una flessibilità senza precedenti: il 25% delle dotazioni nazionali non sarebbe pre-programmato, per consentire rapidi aggiustamenti in caso di crisi. Restano però vincoli minimi su alcune voci chiave, come il sostegno al reddito agricolo, le regioni meno sviluppate e la gestione delle frontiere.
Secondo i servizi del Parlamento, questa architettura rischia di ridurre trasparenza e prevedibilità della spesa, senza prove solide che la promessa riduzione degli oneri amministrativi possa davvero realizzarsi.
Approccio “a performance” e vecchi problemi.
Il cuore della riforma è l’estensione del finanziamento basato sui risultati: pagamenti legati al raggiungimento di milestones e targets, con finanziamenti non collegati ai costi come modello standard. Una scelta che replica molte criticità già emerse con il RRF, come la scarsa verifica dei costi reali, l’ampia discrezionalità della Commissione nella valutazione dei risultati e i rischi per la rendicontazione.
Anche la Corte dei conti europea ha più volte avvertito che questo modello indebolisce i meccanismi di responsabilità e rende più difficile garantire la sana gestione finanziaria, trasformando il controllo di bilancio in una verifica formale del rispetto di obiettivi, più che dell’effettivo utilizzo delle risorse.
Stato di diritto e fondi “riciclati”.
Il pacchetto NRPP introduce due condizioni orizzontali (rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali) che possono portare al blocco dei pagamenti. Tuttavia, il confine con il Regolamento sulla condizionalità appare sfumato, con rischi di sovrapposizione normativa. Ulteriore elemento controverso è la possibilità di riallocare le risorse disimpegnate verso altri programmi, con un ruolo del Parlamento che resta poco chiaro.
Il Parlamento chiede un quadro unico e coerente per la condizionalità sullo Stato di diritto e rivendica la propria prerogativa sulle decisioni di riassegnazione dei fondi, oggi in larga parte nelle mani della Commissione.
La nuova “EU Facility”.
Accanto ai piani nazionali nasce una EU Facility da circa 65,8 miliardi di euro, destinata a interventi di crisi, solidarietà e nuove priorità. Anche qui, però, il potere decisionale è concentrato sulla Commissione, mentre il Parlamento interviene solo nella fissazione degli importi complessivi durante la procedura di bilancio annuale.
Secondo i relatori parlamentari, la nuova struttura rischia di ridurre ulteriormente il controllo democratico su strumenti che muovono decine di miliardi di euro.
Scontro politico aperto.
In una lettera dell’ottobre 2025, quattro gruppi politici hanno bocciato l’impianto del NRPP, chiedendo fondi separati per le diverse politiche, più garanzie democratiche e un ruolo rafforzato per regioni e comuni. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha difeso l’impostazione, promettendo correttivi su agricoltura, aree rurali e coinvolgimento regionale.
Il confronto è tutt’altro che chiuso. Il rischio, avverte il Parlamento, è che la ricerca di flessibilità ed efficienza finisca per sacrificare trasparenza, controllo e responsabilità democratica, pilastri essenziali della governance finanziaria europea. Il negoziato sul futuro bilancio Ue si annuncia quindi come uno dei più complessi e politicamente sensibili degli ultimi anni.
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