Notifiche senza sosta: la Gen Z ne riceve 140 al giorno. Il cervello non si spegne mai
Una ogni dieci minuti. È la frequenza con cui le notifiche digitali bombardano i giovani della Generazione Z nel corso della loro giornata. A rilevarlo è uno studio di Unobravo, piattaforma italiana di psicologia online, che ha monitorato per quattro settimane le abitudini digitali di circa 50 utenti attraverso la funzione Screen Time degli iPhone.
Il quadro che emerge è quello di una generazione in stato di allerta permanente: la Gen Z riceve in media 140 notifiche al giorno e accumula oltre 8.200 messaggi non letti , il dato più alto tra tutte le fasce generazionali analizzate. La media generale si attesta a 126 notifiche quotidiane, pari a 882 a settimana, con l’80% dei partecipanti che dichiara di sentirsi sopraffatto dal flusso continuo di interruzioni.
In cima alla classifica delle app più invasive si trovano WhatsApp, Instagram, Messages e Gmail. Le piattaforme di messaggistica dominano per volume e per la pressione psicologica che generano , quella sensazione implicita di dover rispondere subito. I social media alimentano invece un flusso più frammentato ma altrettanto pervasivo, mentre le email aggiungono la componente lavorativa, sempre più difficile da separare dalla vita privata.
Il divario generazionale è netto: i Millennial ricevono in media 124 notifiche al giorno, la Gen X scende a 59, i Baby Boomer si fermano a 22 , una ogni 65 minuti, un ritmo che ai ventenni di oggi sembrerebbe quasi silenzio.
Il costo cognitivo dell’iperconnessione.
A spiegare cosa accade nel cervello è Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo: “Ogni notifica, anche la più breve, richiede al cervello di cambiare focus. Nel tempo questo genera una sensazione di urgenza costante e un aumento dei livelli di stress”. Il fenomeno ha un nome preciso: cognitive switching cost, ovvero il dispendio di risorse mentali che si produce ogni volta che l’attenzione viene dirottata da un compito all’altro.
Il problema non riguarda solo i momenti di lavoro. “La mente rimane in uno stato di allerta anche nei momenti di pausa”, sottolinea la specialista. Anche le notifiche non lette contribuiscono: la loro sola presenza visibile sullo schermo funziona come un promemoria continuo di compiti in sospeso, rendendo più difficile disconnettersi davvero.
Come difendersi.
Pezzella suggerisce alcune strategie concrete: disattivare le notifiche non essenziali, stabilire orari fissi per controllare il telefono invece di farlo in modo compulsivo, attivare la modalità “non disturbare” durante il lavoro e prima di dormire, e separare le app professionali da quelle personali per ricreare un confine , sempre più labile, tra vita lavorativa e tempo libero.
Unobravo, nata nel 2019 e oggi attiva con oltre 9.000 psicologi e più di 400.000 pazienti, ha condotto lo studio su un campione volutamente eterogeneo per età e settore professionale, puntando a fotografare abitudini digitali reali e non filtrate. Un piccolo specchio di una società sempre connessa e sempre più stanca di esserlo.
foto albersHeinemann da Pixabay.com
