12 Ottobre 2026
Europa

“Non c’è futuro senza giustizia tra generazioni”: le regioni Ue chiedono politiche a lungo termine per i giovani.

I leader locali e regionali dell’Unione Europea lanciano un appello forte e chiaro: basta con politiche miopi dettate dall’urgenza del momento. Serve una visione di lungo periodo che protegga davvero le giovani generazioni e garantisca equità tra chi vive oggi e chi vivrà domani. Il messaggio arriva dalla sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), che il 2 luglio ha adottato un parere chiave sul tema dell’equità intergenerazionale.

A guidare il testo è stato Tine Radinja, sindaco di Škofja Loka (Slovenia), che ha messo al centro la necessità di inserire una prospettiva generazionale nelle scelte europee: “Non possiamo continuare a costruire politiche che risolvono i problemi di oggi creando quelli di domani. L’equità intergenerazionale non è uno slogan: è una promessa politica da onorare con coraggio, responsabilità e coerenza”.

Secondo il Comitato delle Regioni, serve una riforma del modo stesso in cui l’Europa progetta il suo futuro: le politiche su finanza pubblica, ambiente, previdenza e protezione sociale devono tenere conto non solo dei cittadini attuali, ma anche di quelli futuri. Le autorità locali e regionali, in prima linea nel costruire comunità inclusive e sostenibili, rivendicano un ruolo più ampio nella definizione delle strategie europee, e propongono di coinvolgere direttamente bambini e giovani nei processi decisionali a livello territoriale.

Il CdR rilancia anche una proposta già contenuta in un precedente parere sulla politica giovanile: abbassare a 16 anni l’età per votare alle elezioni locali e regionali. Ma non si tratta solo di rappresentanza: il Comitato chiede un vero e proprio “test giovani” per ogni nuova misura legislativa, strumenti di previsione politica (foresight) per valutare l’impatto a lungo termine delle decisioni e una dichiarazione interistituzionale vincolante sull’equità tra generazioni.

Tra i punti più critici, il CdR sottolinea la necessità di combattere le disuguaglianze strutturali che colpiscono in particolare giovani donne, migranti, persone in povertà o in condizione di svantaggio. Senza un intervento mirato, avverte il Comitato, sarà impossibile interrompere i cicli di povertà intergenerazionale, soprattutto nelle aree rurali e periferiche. Servono politiche giovanili più inclusive, misure concrete per i giovani Neet (cioè non inseriti in percorsi di studio, lavoro o formazione) e un accesso effettivo alla protezione sociale.

Il CdR propone anche di ripensare le basi stesse della competitività europea: meno dipendenza dal PIL come unico indicatore economico e più attenzione al progresso sociale, alla sostenibilità ambientale e a un sistema fiscale equo che non penalizzi le nuove generazioni. Fondamentale, in questo quadro, una riforma delle pensioni che garantisca equilibrio tra generazioni.

“Che eredità lasciamo, se ignoriamo le voci del futuro?” ha domandato in aula Radinja. “L’equità intergenerazionale è il nostro impegno verso chi verrà dopo di noi: significa dare potere ai giovani, tutelare i loro diritti e costruire un mondo in cui non si sopravvive soltanto, ma si può vivere pienamente”.

Un messaggio che suona anche come un avvertimento alla prossima Commissione europea: senza il coinvolgimento reale dei territori e dei giovani, nessuna strategia potrà dirsi sostenibile.

foto © European Union / Christophe Licoppe