“Noi ci siamo”: Solinas ricompatta il partito: “Non esistono due Partiti Sardi d’Azione”.
Oggi alla Fiera di Cagliari le cellule costitutive del Partito Sardo d’Azione, come più volte richiamato nel corso dell’evento “Noi ci siamo”, c’erano tutte. Espressioni di un partito che ha stigmatizzato, senza troppi patemi, le derive frondiste “esterne al partito” che si ritroveranno domani a Orgosolo “per fare un favore a qualche partito regionale”, come sostenuto in chiusura del Segretario Nazionale, Christian Solinas.
Un evento per rimarcare che l’anima legittima del Partito Sardo d’Azione è “coesa, viva e compatta”. Insomma, le sezioni del “più che centenario” partito sardista, rimandano al solo congresso nazionale la sede per la risoluzione dei contrasti interni.
La richiesta: un congresso straordinario.
Il punto centrale emerso dall’assemblea èstata la richiesta formale al segretario nazionale di indire un congresso straordinario, “non per un regolamento di conti”, è stato precisato da Christian Solinas, “ma per confrontarsi apertamente con chi oggi non è in sintonia con la linea del partito e decidere insieme quale debba essere il Psd’Az del presente e del futuro”.
Solinas ha poi evidenziato “la forza dei numeri” rappresentata dai dirigenti e dal popolo sardista giunto alla Fiera: “Qui è presente la stragrande maggioranza delle sezioni e degli esponenti del partito. Il congresso straordinario ci consentirà di ritrovarci insieme tra sardisti, trovare una sintesi e dare nuova legittimazione ai nostri organi”.
L’ex presidente della Regione Sardegna ha poi ribadito che il Psd’Az ha un perimetro abbastanza ampio da contenere tutte le anime del sardismo: “Per quelli che oggi vogliono contribuire a questa rinascita le porte sono aperte”, ammonendo nel contempo che “non si può essere sardisti se non nel Partito Sardo d’Azione”.
Il nemico è fuori, non in questa sala.
Solinas ha voluto sgombrare il campo da equivoci sul senso della mobilitazione: “Non siamo qui per dare prove di forza. Non ne abbiamo bisogno. Non esistono due Partiti Sardi d’Azione. Ce n’è uno solo, ed è qui, e chiede di fare sardismo nella vita di tutti i giorni”.
Un passaggio netto, diretto ai dissidenti: “Dire che oggi ci siamo è una chiamata alle armi per tutti i sardisti di buona volontà. O noi sardi ci salviamo da soli, o non ci salva nessuno. Il nemico non è in questa sala”.

Il bilancio della stagione della XVI Legislatura.
Solinas ha poi ripercorso i risultati ottenuti durante la sua esperienza alla guida della Regione, la XVI Legislatura, rivendicandoli con forza di fronte a chi oggi gestisce il potere. Dall’accordo sulla vertenza entrate, che ha portato “1,6 miliardi per investimenti e 500 milioni di euro in più all’anno nel bilancio regionale, senza costare nulla ai sardi”, ai 100 milioni annui “ottenuti come rimborso per i costi legati all’insularità, ancora prima che il principio venisse inserito in Costituzione”, Solinas è un fiume in piena, il cui unico rammarico è stato quello di non aver saputo “comunicare ai sardi quanto è stato fatto durante e dopo gli anni della pandemia”.
Sul fronte sanitario, il Segretario Nazionale ha successivamente ricordato la delibera da un miliardo di euro per l’edilizia sanitaria, poi revocata dalla giunta Todde: “Ci chiediamo che fine abbia fatto quel miliardo per la salute dei sardi”, difendendo inoltre la visione dell’allora centrodestra per la sanità regionale, che , tra le varie azioni, ha portato all’aumento “dei fondi per i medici nelle sedi disagiate”. “Scelte di prospettiva – criticate allora – e oggi gestite nel peggior modo possibile dall’attuale governo”.
Il paradosso energetico.
Capitolo a parte merita la questione energetica, uno dei temi più sentiti nell’isola. Solinas ha attaccato frontalmente il disegno di “colonizzazione energetica della Sardegna”: “Non possiamo distruggere paesaggio e identità senza individuare aree idonee e ben delimitate, e senza capire quale sia il vantaggio reale per la Sardegna”.
Il segretario ha ricordato la proposta – poi non andata a buon fine – per l’istituzione di una azienda energetica sarda, capace di “generare royalty da distribuire alle famiglie e imprese per abbattere i costi energetici”, denunciando poi l’attuale paradosso che “affligge i sardi”. “Oggi produciamo più di quanto consumiamo, eppure non c’è alcun vantaggio né per le imprese né per le famiglie. Le voci degli oneri di sistema pesano il doppio del consumo reale. Chi produce di più paga più costi di sistema: è una follia”.
La sfida demografica e la classe dirigente.
Tra i temi affrontati anche quello demografico, definito “enorme”: “Non stiamo perdendo solo abitanti dalle aree rurali, ma anche dalle città. Stiamo perdendo generazioni intere, e nel lungo termine , senza correttivi, si cancellerà la nostra cultura”. La risposta, secondo Solinas, passa dall’attrattività: qualità della vita, valorizzazione dei prodotti locali, uso intelligente della tecnologia per trattenere e richiamare capitale umano nell’Isola. Una regione, se mai ci fosse il bisogno di rimarcarlo, non attrattiva.
Sul piano interno al partito, il segretario ha lanciato un appello alla rigenerazione: “La politica non può essere il presidio degli incapaci. Serve una classe dirigente che sappia aggredire la complessità dei problemi con soluzioni strutturate”.
Una riflessione finale ha riguardato i tempi della politica: “La mia esperienza di governo mi ha insegnato che per portare avanti azioni concrete e strutturate non bastano cinque anni. Servono mandati da dieci anni. Basta con l’alternanza sterile e il ciclo riforma-controriforma: così non si possono raggiungere i risultati”.
