Next Generation EU: Bruxelles versa quasi 43 miliardi a cinque Paesi.
Quasi 43 miliardi di euro distribuiti in pochi giorni a cinque Stati membri: Italia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta. È questo il bilancio dell’ultima tranche di finanziamenti erogata dalla Commissione Europea nell’ambito del Recovery and Resilience Facility (RRF), il pilastro finanziario del Next Generation EU, il più grande programma di investimenti pubblici mai varato dall’Unione.
I fondi sono stati assegnati in base ai risultati dichiarati dai Paesi nell’attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dai rispettivi piani nazionali. Ma se le cifre fanno impressione, resta un’ombra difficile da ignorare: la mancanza di trasparenza sull’effettivo utilizzo di queste risorse, soprattutto da parte delle amministrazioni centrali.
A fare la parte del leone è la Spagna, con 23,1 miliardi di euro ricevuti come quinto pagamento: 7 miliardi in prestiti e 16 in sovvenzioni. Il pagamento copre 82 su 84 obiettivi, tra cui riforme per le energie rinnovabili, semplificazione normativa e potenziamento della giustizia. Tuttavia, circa 1,1 miliardi di euro restano sospesi: 500 milioni per riforme fiscali e digitalizzazione delle amministrazioni locali, 627 milioni per il mancato rispetto di una milestone sulla precarietà nel pubblico impiego.
Segue l’Italia, con un’erogazione da 18,3 miliardi di euro (4,6 miliardi in sovvenzioni e 13,7 in prestiti), a fronte di 31 milestone e 33 obiettivi raggiunti. Roma ha ottenuto i fondi dopo l’adozione della nuova Legge annuale per la concorrenza e investimenti su infrastrutture ferroviarie e reti energetiche. Con questa tranche, l’Italia ha ricevuto finora 140,4 miliardi di euro, pari al 72% del totale disponibile.
Il Portogallo ha incassato 1,34 miliardi, portando il totale a 11,4 miliardi, pari al 57% della dotazione nazionale. Gli interventi riguardano sanità, edilizia abitativa, gestione forestale e semplificazione delle procedure fallimentari.
Cipro riceve 76 milioni di euro, arrivando a quota 568 milioni su 1,22 miliardi disponibili. Gli sforzi si concentrano sulla digitalizzazione dei servizi pubblici e sanitari, e sulla trasparenza societaria.
Malta, infine, ottiene 48,7 milioni di euro (terzo pagamento), raggiungendo così i 215 milioni (66% del totale). I fondi sono destinati a trasporti sostenibili, scuole, sanità e giustizia digitale.
Se da un lato la Commissione sottolinea la portata “storica” di questi investimenti, dall’altro restano ampie zone d’ombra sull’effettivo impatto e sull’utilizzo dettagliato delle risorse. In particolare, i rapporti di avanzamento sono redatti dai governi, con una verifica europea spesso limitata alla documentazione formale. Ancora (andando oltre le “informazioni analitici”dei Governi nazionali) sono poche le informazioni disponibili al pubblico su come vengono selezionati i progetti, chi riceve i fondi e con quali risultati. Infine, in alcuni Paesi, le consultazioni sulle progettualità sono state scarse o inesistenti, con scelte calate dall’alto e appalti gestiti in maniera opaca. Insomma, in perfetta linea di continuità con la quotidiana amministrazione. Quindi, perchè ancora gridare al “salvifico PNRR?”, volendo restare nel perimetro italiano.
foto https://ec.europa.eu/commission/
