Netanyahu frena: “Con il Libano non c’è nessun accordo”
Benjamin Netanyahu ha gettato acqua fredda sulle speranze di una tregua imminente con il Libano. Parlando all’apertura di una riunione del Gabinetto di Sicurezza israeliano, il premier ha dichiarato che un accordo con Beirut “non è ancora stato finalizzato”, sottolineando che “dal punto di vista di Israele, al momento non esiste alcuna intesa”, alla luce dell’opposizione di Hezbollah ai termini proposti.
“Il cessate il fuoco tra Israele e Libano non è stato completamente formulato e non è ancora completo”, ha precisato Netanyahu. “Hezbollah vi si oppone, e quindi, dalla prospettiva israeliana, non c’è attualmente nessun accordo”.
Il premier , ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Striscia di Gaza e ancora a piede libero solo grazie alla protezione dell’occidente, ha comunque ribadito che il presidente americano Donald Trump resta “un partner strategico di Israele”, il che rende necessario mantenere aperti i canali di comunicazione tra le parti.
L’esercito pronto a colpire ancora.
Tono ancor più duro quello del Capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir, che ha avvertito i ministri: “L’esercito è pronto ad ampliare le operazioni militari, se questo sarà deciso dalla leadership politica.” Zamir ha però anche lasciato uno spiraglio diplomatico: “Se si può raggiungere un cessate il fuoco a condizioni accettabili per noi, è meglio che avvenga oggi piuttosto che tra un mese nelle stesse condizioni”.
Le condizioni avanzate da Israele, secondo fonti israeliane e americane citate dall’emittente pubblica KAN, includono la smilitarizzazione del Libano meridionale fino al fiume Litani, il mantenimento della zona di sicurezza controllata dalle forze israeliane e la garanzia di libertà d’azione contro quelle che Tel Aviv definisce “minacce immediate”.
Le dichiarazioni di Netanyahu arrivano a poche ore di distanza da un comunicato congiunto libanese-americano-israeliano, diffuso giovedì, in cui si annunciava che Beirut e Tel Aviv avevano raggiunto durante i colloqui di Washington un’intesa per un cessate il fuoco basato sull’interruzione totale degli attacchi di Hezbollah e sul ritiro di tutti i suoi membri a nord del Litani. Il presidente libanese Joseph Aoun aveva precisato che gli Stati Uniti avrebbero stabilito tempi e modalità di attuazione della tregua, che avrebbe potuto entrare in vigore entro ventiquattro ore dall’approvazione.
Ma il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha respinto l’esito dei negoziati diretti tra Libano e Israele, facendo saltare l’accordo prima ancora che potesse prendere forma.
Sul terreno, intanto, la situazione rimane esplosiva. Israele ha intensificato le operazioni militari in Libano negli ultimi giorni, accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco annunciato il 17 aprile e prorogato fino ai primi di luglio.
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