15 Ottobre 2026
PoliticaSardegna

Nel Sud più pensioni che lavoratori: allarme CGIA, “equilibrio previdenziale a rischio”.

Nel Sud e nelle Isole ci sono più pensioni che lavoratori attivi. Un sorpasso avvenuto già da alcuni anni e che, nel 2024, ha assunto proporzioni significative: 7,3 milioni di trattamenti pensionistici erogati a fronte di poco più di 6,4 milioni di occupati. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre, che segnala il Mezzogiorno come l’unica area d’Italia in cui il numero dei pensionati supera quello dei contribuenti.

Puglia la più “sbilanciata”, Lombardia in testa per saldo positivo.

Il divario più marcato si registra in Puglia, con un saldo negativo di 231.700 unità tra lavoratori e pensionati. Al contrario, le regioni del Centro-Nord mantengono saldi ampiamente positivi, grazie anche alla ripresa occupazionale degli ultimi anni.
Nel 2024, la Lombardia presenta un avanzo di 803.180 lavoratori, seguita da Veneto (+395.338), Lazio (+377.868), Emilia-Romagna (+227.710) e Toscana (+184.266).

CGIA: “Serve far emergere il lavoro nero”.

“Con sempre più pensionati e un numero di occupati sostanzialmente stabile, la spesa pubblica è destinata a crescere”, avverte la CGIA. Un andamento che potrebbe compromettere, nel medio periodo, l’equilibrio dei conti pubblici e la sostenibilità economica e sociale del Paese. Per invertire la tendenza, l’associazione degli artigiani di Mestre chiede di allargare la base occupazionale e di contrastare il lavoro irregolare, stimato in oltre 3,1 milioni di unità secondo i dati Istat 2023.
Particolare attenzione, secondo la CGIA, va rivolta all’aumento dei tassi di occupazione femminile e giovanile, ancora tra i più bassi d’Europa.

Entro il 2029 lasceranno il lavoro oltre 3 milioni di italiani.

Il quadro, avverte l’Ufficio Studi, è destinato a peggiorare. Tra il 2025 e il 2029, più di 3 milioni di persone usciranno dal mercato del lavoro, di cui circa 2,2 milioni nelle regioni del Centro-Nord (pari al 74% del totale).
Si profila così una “fuga” di baby boomer da fabbriche e uffici, con impatti storici sull’equilibrio occupazionale e previdenziale del Paese.
“Molte imprese – osserva la CGIA – già oggi faticano a trovare personale qualificato. Nei prossimi anni la carenza di manodopera rischia di diventare strutturale”.

Lecce è la provincia più in difficoltà.

A livello provinciale, la maglia nera spetta a Lecce, con un saldo negativo di 90.306 tra pensioni e occupati. Seguono Reggio Calabria (-86.977), Cosenza (-80.430), Taranto (-77.958) e Messina (-77.002).
Secondo la CGIA, l’elevato numero di assegni nel Mezzogiorno è legato non tanto alle pensioni di vecchiaia, quanto alla diffusione di trattamenti assistenziali e di invalidità.
Il fenomeno riflette i nodi strutturali del Sud: denatalità, invecchiamento della popolazione, bassa occupazione e lavoro nero diffuso, che hanno progressivamente ridotto il numero dei contribuenti attivi.

Anche il Nord inizia a scricchiolare.

Nonostante la tenuta complessiva, anche alcune province del Nord iniziano a mostrare segni di squilibrio.
In otto province settentrionali il numero di pensioni supera quello dei lavoratori: Rovigo (-2.040), Sondrio (-2.793), Alessandria (-6.443), Vercelli (-7.068), Biella (-9.341), Ferrara (-9.984), Genova (-10.074) e Savona (-13.753).
Su 107 province italiane, solo 59 mantengono un saldo positivo.
Nel Mezzogiorno, le uniche eccezioni sono Ragusa (+20.333), Cagliari (+14.014), Bari (+11.689), Pescara (+3.547) e Matera (+938).

L’età media dei lavoratori cresce: Basilicata la più “anziana”.

Alla crisi occupazionale si aggiunge il problema dell’invecchiamento della forza lavoro.
L’indice di anzianità dei dipendenti privati – che misura il rapporto tra lavoratori over 55 e under 35 – raggiunge livelli record in Basilicata (82,7), seguita da Sardegna (82,2), Molise (81,2), Abruzzo (77,5) e Liguria (77,3).
Il dato medio nazionale è 65,2, ma in alcune regioni industriali del Nord resta più basso: Emilia-Romagna (63,5), Veneto (62,7) e Lombardia (58,6).

CGIA: “Un rischio per la sostenibilità del sistema Paese”.

“Con sempre meno giovani, un alto tasso di pensionati e un’economia che fatica a creare occupazione stabile – conclude la CGIA – il rischio è quello di compromettere la sostenibilità del sistema previdenziale e di aggravare le disuguaglianze territoriali”.

foto islandworks da Pixabay.com