Nel cuore del Monte Arci: dove la natura resiste
Tra le pieghe più autentiche della Sardegna, il Monte Arci custodisce un patrimonio naturale che resiste al tempo e all’impronta dell’uomo. Qui, tra lecci secolari, roverelle e sugherete, il paesaggio racconta una storia fatta di bellezza, sopravvivenza e rinascita. A oltre quarant’anni dal devastante incendio del 1983, che distrusse gran parte di questi boschi, la natura ha lentamente riconquistato il suo spazio, restituendo al territorio un equilibrio fragile ma vitale.
In questo scenario si inserisce Rio Solonis, nel territorio di Morgongiori: un angolo scampato alle fiamme, dove l’acqua scorre tra rocce e vegetazione antica, offrendo un raro esempio di continuità naturale. È qui che il Monte Arci rivela il suo volto più intimo, tra silenzi profondi e una fauna selvatica che ancora oggi abita e anima questi boschi.
I boschi del Monte Arci.
I boschi del monte Arci sono di una bellezza straordinaria, naturali, e per fortuna, ancora incontaminati dall’uomo. Lecci maestosi, roverelle e sugherete, che con gli anni, migliorano di qualità; un effetto ottico che fa spaziare con la mente, oltre a fare reddito per la communita del luogo. Nell’anno 1983, per mano dell’uomo, ci fù un incendio, dove gran parte di questi boschi furono annientati. “Rio Solonis”, una piccola zona del territorio di Morgongiori, si salvò dalla devastazione.

Lungo i percorsi del Monte Arci le storie si rincorrono nella notte dei tempi, confermandosi uno dei territori più identitari e da esplorare dell’Isola. Un ambiente ancora adatto alle famiglie, alle gite scolastiche, e perché no, anche ai viaggiatori solitari!
foto Ralph da Pixabay.com
Articolo di Emanuele Scano
