Nel 2050, per ogni pensionato ci sarà solo un lavoratore.
Secondo le ultime analisi dell’INAPP, il nostro Paese si trova davanti a una trasformazione demografica profonda, con effetti rilevanti su lavoro, welfare e sistema sociale. Uno dei dati più significativi riguarda il rapporto tra chi lavora e chi è in pensione: se la tendenza attuale continuerà, nel 2050 si arriverà a un equilibrio quasi perfetto, ma allarmante, tra pensionati e lavoratori attivi – un rapporto di uno a uno.
Il problema nasce da una combinazione di fattori ormai noti: il continuo calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e la conseguente riduzione della forza lavoro. L’Italia è stato il primo Paese al mondo dove, già negli anni ’90, gli over 65 hanno superato gli under 15, e oggi continua ad avere uno dei più alti tassi di invecchiamento in Europa. Siamo scesi sotto il livello di sostituzione tra generazioni ormai da decenni, e questo ha portato a un progressivo calo della popolazione, che si è fatto evidente dopo il picco registrato nel 2013.
Aumentare la natalità, per quanto auspicabile, potrebbe non bastare. Il numero di donne in età fertile sta diminuendo e continuerà a calare anche nei prossimi decenni, a causa della denatalità già avvenuta. Quindi, anche un aumento della propensione ad avere figli non sarebbe sufficiente, da solo, a invertire la rotta.
Tutti questi aspetti sono al centro del nuovo numero della rivista SINAPPSI dell’INAPP, presentato oggi a Roma durante un incontro al CNEL. Il numero monografico, dedicato al tema del cambiamento demografico in Italia, è stato curato da Gian Carlo Blangiardo e raccoglie contributi di esperti come Francesco Billari, Alfonso Giordano, Alessandro Rosina, Cristiano Gori e Corrado Bonifazi, oltre a quelli dei ricercatori dell’Istituto.
Un focus particolare è stato dedicato al mercato del lavoro. Già oggi, in Italia, ci sono 60 pensionati ogni 100 lavoratori attivi – un dato che ci colloca al primo posto in Europa per squilibrio, con una media UE di circa 15 punti percentuali più bassa. Questo carico è destinato a crescere, arrivando all’80% entro il 2027, in linea solo con Grecia e Portogallo.
Il presidente dell’INAPP, Natale Forlani, ha sottolineato come l’invecchiamento abbia un impatto significativo sul mercato del lavoro: la fascia degli over 50 ha superato quella dei 35-49enni, e il 60% dei lavoratori ha più di 40 anni. Se non si interviene, da qui al 2040 il Paese perderà circa 4 milioni di persone in età lavorativa.
Secondo Forlani, è urgente costruire una silver economy – un nuovo modello che valorizzi le competenze e le risorse degli anziani, combinando innovazione tecnologica, investimenti e politiche sociali per garantire qualità della vita e dignità anche nella non autosufficienza. La sfida non è solo demografica: è anche economica e culturale.
