Mosca: “Gli Usa non vogliono più attuare la loro proposta sull’Ucraina”.
Gli Stati Uniti avrebbero fatto marcia indietro sulla proposta di accordo per porre fine al conflitto in Ucraina presentata alla Russia durante i colloqui presidenziali di Anchorage, in Alaska, nell’agosto 2025. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in un’intervista all’emittente BRICS TV.
Secondo il capo della diplomazia di Mosca, nonostante il dialogo avviato in quell’occasione, Washington avrebbe continuato una politica di “contenimento e pressione” nei confronti della Russia. “Ci hanno avanzato una proposta sull’Ucraina, noi eravamo pronti, ora non lo sono più – ha affermato Lavrov – e non vediamo prospettive positive nemmeno sul piano economico”.
Il ministro ha accusato gli Stati Uniti di aver imposto nuove sanzioni alle compagnie petrolifere Rosneft e Lukoil dopo quelli che ha definito “colloqui costruttivi”, parlando di una vera e propria «guerra» contro le petroliere russe in mare aperto. A suo dire, Washington starebbe esercitando pressioni anche su partner come l’India affinché evitino di acquistare energia russa, replicando quanto già fatto con l’Europa, costretta – secondo Lavrov – a rifornirsi di gas naturale liquefatto americano a prezzi esorbitanti.
“All’Europa è stato vietato da tempo di comprare risorse energetiche russe. Gli Stati Uniti perseguono apertamente l’obiettivo di un dominio economico globale”, ha sostenuto il ministro, accusando Washington di voler controllare le rotte energetiche e le relazioni commerciali di Mosca con i suoi principali alleati, in particolare India e altri Paesi BRICS.
Lavrov ha ribadito che la Russia resta disponibile alla cooperazione con gli Stati Uniti, ma “sono gli americani a creare barriere artificiali”. Mosca, ha aggiunto, sta lavorando a strumenti alternativi di pagamento e a un rafforzamento delle relazioni economiche con partner non occidentali per tutelare i propri interessi.
Riferendosi a Nato, Unione europea e Osce, il ministro le ha definite strutture “obsolete”, concentrate solo sullo sviluppo della parte occidentale del continente. Diversa la posizione sui grandi organismi finanziari internazionali: “Non chiediamo l’abolizione di Fmi, Banca mondiale o Wto – ha spiegato – ma che ai Paesi BRICS siano riconosciuti diritti e peso proporzionati al loro ruolo reale nell’economia globale”.
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