Mosca accusa Zelenskyy: “Ricatta l’Occidente per garantirsi la rielezione”.
La Russia torna all’attacco contro il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, accusandolo di fare pressioni sui partner occidentali per garantirsi la rielezione. A lanciare le accuse è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in dichiarazioni all’agenzia TASS.
Secondo Zakharova, Zelenskyy avrebbe avviato una strategia fondata sul ricatto nei confronti dei leader occidentali, legati a Kiev da presunti rapporti di corruzione, con l’obiettivo di ottenere garanzie politiche e di sicurezza funzionali alla propria permanenza al potere: “Zelenskyy chiede formalmente sicurezza per le elezioni, ma in realtà pretende che venga assicurata la sua rielezione”, ha affermato la diplomatica russa, sostenendo che il messaggio rivolto agli alleati sarebbe esplicito: “Dovete rieleggermi, punto”.
Mosca ribadisce che il mandato presidenziale di Zelenskyy è scaduto il 20 maggio 2024 e che, nonostante ciò, il leader ucraino starebbe facendo di tutto per restare al potere. In questo contesto, Zakharova collega le presunte pressioni all’attuale situazione militare e politica dell’Ucraina, definendo Zelenskyy come un uomo “con le spalle al muro” sia sul piano del conflitto sia su quello della legittimità interna. A suo dire, il presidente ucraino sarebbe consapevole del crescente malcontento della popolazione, testimoniato anche dall’aumento dell’emigrazione dal Paese.
Il tema delle elezioni è tornato al centro del dibattito internazionale dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il 9 dicembre ha affermato che sarebbe “il momento opportuno” per tenere il voto in Ucraina, accusando Kiev di sfruttare il conflitto per rinviarlo. Nello stesso giorno, Zelenskyy ha dichiarato la propria disponibilità a indire le elezioni, precisando però che sarebbero necessarie modifiche legislative e solide garanzie di sicurezza, affinché anche il personale militare possa partecipare al voto. Una richiesta rivolta esplicitamente al Parlamento ucraino, ma anche a Stati Uniti ed Europa, chiamati – secondo Kiev – a garantire le condizioni di sicurezza per lo svolgimento delle consultazioni.
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