12 Luglio 2026
Europa

Mondo digitale. Il report sulla tutela dei minori in Ue.

La Commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori del Parlamento europeo ha pubblicato un articolato rapporto dedicato alla protezione dei minori online. Il documento, redatto dalla relatrice Christel Schaldemose, offre un quadro ampio dei rischi a cui i bambini e gli adolescenti sono esposti nel mondo digitale e propone una serie di azioni per rafforzare la tutela a livello europeo.

Giovani sempre più connessi e sempre più vulnerabili.

I dati citati nel rapporto mostrano una generazione costantemente online: quasi tutti i giovani accedono a Internet ogni giorno, molti adolescenti controllano il telefono in modo quasi compulsivo e la grande maggioranza dei preadolescenti gioca regolarmente ai videogiochi. Questa intensa esposizione comporta crescenti segnali di disagio, come l’uso problematico dello smartphone, la difficoltà nel distinguere contenuti autentici da informazioni false, l’aumento dell’ansia e della depressione legati ai social media, fino all’accesso precoce e involontario a contenuti pornografici o estremi.

Piattaforme sotto osservazione: l’urgenza dell’enforcement del DSA.

Il Parlamento richiama con insistenza la necessità di applicare pienamente il Digital Services Act, che impone alle piattaforme obblighi stringenti per garantire un ambiente sicuro ai minori, dal divieto di pubblicità basata sul profiling alla realizzazione di valutazioni dei rischi. Tuttavia, le analisi finora presentate dalle piattaforme risultano spesso incomplete, superficiali e prive di un adeguato controllo indipendente. Il rapporto denuncia inoltre un rilassamento generale nella moderazione dei contenuti e un crescente affidamento su algoritmi che privilegiano contenuti sensazionalistici, potenzialmente tossici e altamente coinvolgenti. La Commissione viene invitata a usare tutti gli strumenti previsti dal DSA, fino alla possibilità di vietare l’accesso ai servizi che mostrino un’inadempienza persistente.

Verso un sistema europeo di verifica dell’età.

Il documento mette in evidenza la frammentazione dei sistemi di verifica dell’età tra gli Stati membri. Per questo propone l’introduzione di un limite europeo uniforme: l’accesso ai social network dovrebbe essere vietato ai minori di 13 anni e consentito ai maggiori di 16 solo con l’autorizzazione dei genitori. Strumenti interoperabili e rispettosi della privacy, come l’EU Digital Identity Wallet, potrebbero diventare la base di un nuovo modello europeo. Il Parlamento sottolinea che la responsabilità della protezione dei minori non può essere delegata alle famiglie: la prima responsabilità resta delle piattaforme.

Parental control: utili ma non risolutivi.

Gli strumenti di controllo parentale sono considerati un supporto importante, ma il rapporto evidenzia difficoltà d’uso, scarsa accessibilità e facilità con cui i minori riescono ad aggirarli. Molti genitori non conoscono gli strumenti disponibili o non dispongono delle competenze per utilizzarli. Il Parlamento chiede quindi piattaforme più trasparenti e responsabili, con strumenti intuitivi e realmente efficaci, senza però trasformare la sorveglianza in un onere esclusivo per le famiglie.

Colmare le lacune normative: dipendenza digitale, design manipolativo e gaming.

Il documento affronta il tema della dipendenza digitale denunciando l’uso massiccio di tecniche che inducono comportamenti compulsivi, come lo scorrimento infinito dei contenuti, l’autoplay dei video, le notifiche continue e meccanismi di gioco simili al gioco d’azzardo. Queste strategie, sottolinea il rapporto, sono parte integrante dei modelli di business basati sull’attenzione e colpiscono in modo particolare i minori, influenzando lo sviluppo cognitivo e la salute mentale. Il Parlamento chiede norme vincolanti che vietino le pratiche più dannose e impongano sistemi “age-appropriate” per la progettazione dei servizi digitali.

Nel settore dei videogiochi, il rapporto mette in luce il crescente ricorso a monetizzazioni aggressive, incluse le loot boxes, le valute virtuali poco trasparenti e le interazioni tramite chat che possono esporre i minori a rischi di manipolazione. Si suggerisce di vietare le meccaniche casuali a pagamento nei giochi accessibili ai minori e di armonizzare le regole per evitare frammentazioni nel mercato europeo.

Influencer, kidfluencer e sfruttamento commerciale dei minori.

La risoluzione denuncia anche la mancanza di trasparenza e la natura spesso ingannevole delle pubblicità diffuse dagli influencer, che raggiungono un pubblico di giovani particolarmente esposto alla manipolazione. Il fenomeno dei “kidfluencer”, minori che generano contenuti sponsorizzati, viene considerato una forma di sfruttamento commerciale priva di adeguate tutele. Il Parlamento invita a introdurre norme che vietino la monetizzazione dei contenuti prodotti da minori e sollecita un quadro europeo armonizzato che definisca con chiarezza responsabilità e obblighi dei content creator.

Intelligenza artificiale: deepfake, chatbot e nuovi rischi.

Il rapporto dedica ampio spazio ai rischi crescenti legati all’uso di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei minori. Tra le minacce individuate emergono i deepfake, i chatbot che imitano comportamenti umani, i sistemi di raccomandazione che costruiscono dipendenza e applicazioni in grado di generare immagini intime non consensuali. L’UE è invitata a garantire l’applicazione rigorosa dell’AI Act e a sviluppare ulteriori misure per prevenire comportamenti manipolativi, abusi e violazioni della privacy.

Educazione digitale: un pilastro indispensabile.

La relazione sottolinea l’importanza dell’educazione digitale e mediatica come strumento fondamentale per permettere ai minori di muoversi online con consapevolezza e senso critico. Invita gli Stati membri a rafforzare i programmi scolastici, formare insegnanti e genitori e fornire linee guida europee basate su evidenze scientifiche sull’uso degli schermi, l’età appropriata per l’accesso allo smartphone e il tempo di permanenza sui social.

Secondo il Parlamento, proteggere i minori online è una responsabilità condivisa che richiede una collaborazione strutturata tra scuole, famiglie, piattaforme digitali e autorità pubbliche.

Ma, come ricordano anche le call europee previste dai tanti programmi “per i giovani”, le possibilità di finanziare iniziative critiche e nel merito del problema si scontrano con un processo di valutazione acritico e burocratico che continua a sostenere iniziative dal facile happy ending e dallo scarso impatto nel nome dei “valori europei”. CERV, Erasmus+, ESC, Creative Europe… lasciate ogni speranza, voi ch’entrate!

Una priorità politica per il futuro dell’Europa.

Il rapporto Schaldemose invita dunque la Commissione a rafforzare l’enforcement delle norme esistenti, proporre nuove misure dove necessario e costruire un sistema di protezione coerente e armonizzato in tutto il territorio dell’Unione. “I minori devono poter crescere online in sicurezza, senza diventare bersaglio dell’economia dell’attenzione o dello sfruttamento commerciale”, si legge nel documento.

La risoluzione ora passerà all’esame del Consiglio, della Commissione e dei parlamenti nazionali.