Monastir, tragedia sfiorata al centro migranti: ospite si ferisce gravemente con un bisturi. ANIP Italia Sicura: “Servono interventi immediati, la sicurezza non può più aspettare”
Un nuovo, grave episodio riaccende i riflettori sulle condizioni di sicurezza del Centro CAS e Hotspot di Monastir. Nella mattinata di oggi un ospite della struttura CAS è riuscito a procurarsi un bisturi e a infliggersi profonde ferite, perdendo una quantità di sangue tale da rendere necessario l’intervento di due ambulanze per le operazioni di soccorso e stabilizzazione.
Ennesima “pietra miliare” di capacità di gestione della sicurezza nel “Bel Paese” da parte del Governo nazionale che ricorda quanto la sicurezza all’interno del sito sia sempre più compromessa.
A denunciare le criticità è, anche oggi, ANIP Italia Sicura, che attraverso il segretario generale nazionale Flavio Tuzi lancia un appello diretto alle autorità competenti, affinchè si introducano misure immediate, a partire dalla separazione tra CAS e Hotspot, ad oggi assente e in aperta violazione delle norme.
Per Tuzi, l’episodio di oggi è l’ennesimo campanello d’allarme che si aggiunge a criticità già segnalate, anche nelle scorse giornate, e mai risolte. “È l’intero sistema di sicurezza, spiega Tuzi, a dover essere ripensato prima che un episodio grave si trasformi in una tragedia irreparabile”.
La separazione fisica tra CAS e Hotspot. La promiscuità in aperta violazione delle norme.
Il punto più urgente sollevato da ANIP Italia Sicura riguarda la contiguità tra le due strutture. Dagli edifici del CAS, denuncia il sindacato, è possibile raggiungere con relativa facilità l’area antistante l’Hotspot, presidiata dalle Forze di Polizia: una condizione che espone gli operatori a una vulnerabilità evitabile. Da qui la richiesta di realizzare una separazione fisica effettiva tra CAS e Hotspot, attraverso cancelli, recinzioni, barriere o altri sistemi idonei a impedire il passaggio diretto e non autorizzato tra le due aree. Il presidio delle Forze di Polizia, si legge nella nota, resta indispensabile ma non può bastare da solo: deve essere affiancato da misure strutturali che intervengano fisicamente sulle vulnerabilità dell’impianto.
Aree da bonificare: cespugli e masserizie come potenziali armi improprie.
Un’altra criticità segnalata riguarda lo stato di degrado di alcune aree della struttura, in particolare la zona posteriore dell’Hotspot, dove la presenza di cespugli, vegetazione incolta e masserizie abbandonate rende più agevole l’avvicinamento all’alto muro di recinzione e il suo scavalcamento. Non si tratta soltanto di un problema di decoro e igiene: detriti, materiali abbandonati e vegetazione possono trasformarsi in armi improprie o in strumenti utili a facilitare fughe e intrusioni, aggravando ulteriormente il quadro di insicurezza.
“Un muro di recinzione alto non può essere considerato una protezione sufficiente se, nelle immediate vicinanze, esistono condizioni ambientali che possono facilitarne lo scavalcamento”.
Vigilanza all’ingresso: stop all’orario 18-02 sì all’h24.
Grande attenzione viene posta anche sul controllo dell’accesso principale al Centro, oggi limitato alla fascia oraria 18:00-02:00, lasciando di fatto sguarnite le restanti ore della giornata.
Una condizione che ANIP Italia Sicura giudica inaccettabile: “È necessario – sottolinea Tuzi – che la vigilanza all’ingresso del Centro sia garantita nell’arco delle 24 ore, senza lasciare fasce orarie nelle quali chiunque possa accedere senza essere adeguatamente controllato. Chi entra all’interno del Centro deve essere identificato e riconosciuto. Non è accettabile che possano verificarsi accessi privi di un adeguato controllo, con il rischio di consentire la presenza all’interno della struttura di persone estranee o non autorizzate. Il presidio continuativo dell’ingresso rappresenta una misura elementare di sicurezza e consente anche di prevenire la presenza di possibili infiltrati abusivi all’interno del Centro”.
Militari e Croce Rossa a supporto del dispositivo di sicurezza.
Tra le richieste dell’ANIP Italia Sicura anche l’aumento delle risorse a sostegno della sicurezza del sito. “La richiesta di un impiego di personale militare in supporto alle Forze dell’Ordine – spiega Tuzi – non nasce soltanto dall’esigenza di aumentare numericamente la presenza sul territorio, ma dalla necessità di organizzare in maniera più efficace il dispositivo di sicurezza. Attualmente il Reparto Mobile garantisce il presidio dell’area Hotspot e, contestualmente, fornisce supporto nelle attività connesse al fotosegnalamento. Si tratta di compiti importanti che richiedono personale adeguatamente concentrato e disponibile. L’impiego dei militari e croce rossa consentirebbe di assumere gli attuali compiti di vigilanza e assistenza, compreso il supporto nelle attività di fotosegnalamento (insieme alla croce rossa) e nelle fasi di ingresso e collocazione dei nuovi migranti all’interno dell’Hotspot come già avviene a Lampedusa. In particolare, quando arrivano i migranti sbarcati sulle coste e i pullman raggiungono la struttura, è necessario garantire sicurezza e ordine durante le operazioni di discesa dai mezzi e di ingresso nell’area riservata dell’Hotspot. I militari potrebbero quindi affiancare e sostituire il personale del Reparto Mobile nelle attività operative oggi svolte, consentendo a quest’ultimo di concentrarsi maggiormente sulla propria funzione specifica. Il Reparto Mobile potrebbe così garantire una presenza qualificata per fronteggiare eventuali situazioni di ordine pubblico all’interno della struttura, oltre a mantenere una funzione di controllo e supervisione del dispositivo di vigilanza assicurato dal personale militare. In questo modo si avrebbe una distribuzione più razionale delle competenze: i militari garantirebbero la vigilanza e il supporto operativo, mentre il Reparto Mobile manterrebbe una funzione di controllo, pronto intervento e gestione delle eventuali criticità di ordine pubblico. Non si tratta semplicemente di aggiungere personale, ma di utilizzare in maniera più efficace le diverse professionalità e rendere più efficiente l’intero sistema di sicurezza”.
“La sicurezza va garantita prima che accada l’irreparabile”.
“Abbiamo già richiamato in precedenza l’attenzione delle istituzioni sulle problematiche di sicurezza del Centro – si legge ancora nella nota di ANIP Italia Sicura – e questo nuovo episodio dimostra che è necessario accelerare. Non si tratta di creare allarmismi, ma di prevenire concretamente i rischi e garantire condizioni di sicurezza adeguate per tutti coloro che si trovano all’interno della struttura. La presenza dei militari, organizzata con compiti precisi, permetterebbe di aumentare la vigilanza e, contemporaneamente, di restituire al Reparto Mobile la possibilità di concentrarsi sulle eventuali situazioni di ordine pubblico e sulle attività di controllo del dispositivo complessivo insieme ai colleghi della Questura”.
“Una parola di vicinanza va agli operatori della società che gestisce il CAS e l’hotspot di Monastir, che oggi si sono trovati a gestire una situazione di estrema gravità, con un concreto rischio per la propria incolumità. Un episodio che riporta ancora una volta al centro il tema della sicurezza di chi, ogni giorno, lavora in prima linea. Professionisti che svolgono il proprio compito con competenza, responsabilità e umanità, garantendo assistenza anche nelle situazioni più difficili. A loro va la nostra solidarietà, con l’auspicio che la tutela di chi opera quotidianamente all’interno del centro diventi una priorità”, conclude Flavio Tuzi.
